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"El Cor" - Foto di Danilo Benvegnu'' -

AGNER e DINTORNI , vuole essere uno spazio a disposizione di abitanti e frequentatori di questi luoghi.
Ovviamente questo vale anche per associazioni, amministratori locali e per tutti coloro abbiano da proporre tematiche inerenti l'Agordino.
E sopratutto vogliano promuovere tante lodevoli iniziative spesso note ai soli abitanti del paese in cui si svolgono!

Inviateci tramite e-mail il programma di quanto organizzate, con molto piacere, sarà inserito quanto prima su Agner & Dintorni..


mercoledì 3 aprile 2013

LE PULITHIE DE PASCA


La Pasqua è ormai trascorsa, ma grazie a nuovi preziosi contributi di Nino Gnech, rimaniamo sull'argomento e per dare modo di comprendere lo scritto anche a chi non mastica proprio bene il dialetto locale, il tutto è associato a traduzione in lingua Italiana a cura della sua gentile consorte... 
 Riprendiamo  pertanto da oggi la pubblicazione di "noi che na olta"...  alcuni spaccati  dei tempi trascorsi,  in questo caso in tema Pasquale.

Buona Lettura!







Dopo en invern crudo e che se avea dovest fa tant foc in tel larin e anca in tel fornel, le cusine  e le caminathe le era negre de fum e ogni fameia per Pasca, la ghe cenia a daghe ‘na netada. I disea : fon en cin le pulithie de Pasca (o de primavera). Se el temp el era bon e no l’era altri laori pi importanti , se ghe dea na man de bianco co la calthina o magari anca doi o trei se ocorea, ma chesto no tutti i ani. Un dei laori che ghe era dat ai boce l’era la lustradura dele cadene. La cadena del larin, dopo en an de foc de stith e dasse, la era negra de calidem che calche olta el fea fin le gothe. Alora i veci, i la destachea dal camin e i ghe la dea ai boce da netà. Ma l’era en dogo!!! Le cadene le vegnia strasinade, insieme, per le strade ingiarade o col salesà;  le fea en bacan infernal; parea “la catha selvarega” contada in te le berte…..e noi boce se se godea tant. Intant le cadene le se netea dal calidem e le vegnia bele lustre. Chesto l’era el contributo de noi bocete ale pulithie de Pasca, co la sperantha che la mare,  a cont, la ne dese calche vof, incolori de dal co le foie de theola, per n’da a strucà coi altri el di de Pasca.


Traduzione.
Dopo un inverno rigido per cui si era dovuto fare molto fuoco sia nel caminetto sia nel fornello, le cucine e il locale del caminetto erano nere di fumo ed ogni famiglia ci teneva ripulirle per Pasqua. Dicevano: facciamo un po’di pulizie di Pasqua. Se il tempo era buono e non c’erano lavori più importanti da fare si imbiancavano i locali con   calcina, data a più mani secondo la necessità ed il tempo a disposizione. Ma non lo si faceva  tutti gli anni.  
Un lavoro che era demandato ai ragazzi era la pulitura delle catene del  focolare: Dopo un anno di fuoco con legno e sterpaglie le catene preposte al sostegno del paiolo nel camino  erano nere, incrostate di fuliggine. Un anziano le staccava del camino e le consegnava ai ragazzi perchè le pulissero lucidandole ben bene.
 Questo per loro  era un gioco!!
Le trascinavano in gruppo per le strade in ghiaia  e quelle con l’acciottolato, di corsa . Le catena facevano un chiasso infernale che sembrava la”caccia selvatica” raccontata nelle vecchie storielle di paese…. e noi ragazzi ci divertivamo tanto.  Così le catene si pulivano dalla fuliggine e diventavano lucide.
Questo era il contributo di noi ragazzi alle pulizie di Pasqua, con la speranza che la mamma,in cambio, ci desse qualche uovo sodo, colorato di giallo con le foglie di cipolla, per andare a sfidare gli altri ragazzi il giorno di Pasqua.

Il gioco consisteva nel battere le uova,  una contro l’altra, vinceva chi aveva  l’uovo più duro che rimaneva intatto e guadagnava tutte le uova che si erano rotte.

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