BLOG APERTO A TUTTI!!

"El Cor" - Foto di Danilo Benvegnu'' -

AGNER e DINTORNI , vuole essere uno spazio a disposizione di abitanti e frequentatori di questi luoghi.
Ovviamente questo vale anche per associazioni, amministratori locali e per tutti coloro abbiano da proporre tematiche inerenti l'Agordino.
E sopratutto vogliano promuovere tante lodevoli iniziative spesso note ai soli abitanti del paese in cui si svolgono!

Inviateci tramite e-mail il programma di quanto organizzate, con molto piacere, sarà inserito quanto prima su Agner & Dintorni..


mercoledì 30 gennaio 2013

UN FIL DI FUMO

Di Cherubino Miana

Abitavo con i nonni nella grande casa quasi al limite del bosco, sopra di noi alcuni prati sfalciati con lunghe siepi di nocciolo dove tendevamo le trappole per i pettirossi, poi i terreni comunali adatti a pascolo con boschi di abete rosso e larice. L'autunno dava diritto ad ogni famiglia di una certa quantità di legnatico, in genere era ramaglia di qualche lotto boschivo dopo che i tronchi erano stati portati in segheria, ognuno aveva una certa area da ripulire di rami e cimase, tutto ciò per scaldarsi d'inverno. C'era vicino a noi una povera vecchina, sempre vestita di scuro che abitava in una piccola casa di tre stanze, una cucina con annessa piccola stalla dove teneva due capre al pian terreno e due stanzette da letto al piano superiore, una scala esterna collegava la cucina alle camere e il tetto era così basso che su un angolo uno di noi se saliva in groppa all'altro riusciva a camminarci sopra.

Noi ragazzi in quel periodo eravamo molto uniti ed un bel gruppo, naturalmente il tempo libero era molto e così la tendenza di far dispetti. L'estate lo passavamo a catturare vipere con una bottiglia nella quale mettevamo un po' di latte rubato alle mucche che pascolavano, ci davano cinquecento lire a vipera in farmacia e per noi erano un sacco di soldi, ne prendevamo due o tre al giorno e ci dividevamo il guadagno. Ogni tanto andavamo a far dispetti alla vecchietta, uno saliva sul tetto e gli metteva delle frasche di abete nel camino e quando lei accendeva il fuoco la cucina si riempiva di fumo, noi andavamo a trovarla allora, la sua porta era sempre aperta e ci potevi entrare, lei si perdeva in quell'atmosfera che sembrava la nebbia delle pianure e si lamentava del camino che non tirava.

 

Allora le dicevamo, te lo puliamo noi il camino e uno di noi saliva in cima, toglieva i rami di abete e tutto si sistemava. Lei ci ringraziava e ci dava una patata di quelle “chegole”...piccole insomma, messe a cuocere sotto la cenere, ci donava una parte della sua cena. Il marito penso fosse morto perchè non lo vidi mai a casa ed una figlia era al lavoro a Milano, a servizio da certi signori diceva lei. Le sue capre erano famose tra i malgari, perchè quella più vecchia, dopo due giorni che era in malga diventava capobranco di ben quattrocento capre. I malgari la chiamavano con il nome della padrona”La siegata grande” mentre l’altra era “La siegata piccola”, diventata capobranco la mattina era lei che sceglieva i pascoli alti e se volevi spostare il branco dovevi chiamare lei che veniva solo se vedeva che avevi del sale grosso sul palmo della mano.

Erano ste due capre l'unico sostentamento di questa vecchina, le patate gliele davano altri che possedevano campi ed un po’ di formaggio e burro glieli mandava sempre la nonna in modo che potesse passare l’inverno....me lo ricordo un etto di burro ogni chilo che si portava dal caseificio e così per il formaggio, ma oltre alla nonna probabilmente contribuivano molti altri, una volta l’aiuto tra vicini era d’uso. Quel camino annerito ogni tanto prendeva fuoco, lei lasciava che il “Calidem” bruciasse e poi come nulla fosse riprendeva come prima. Il fatto, diceva era che i rami di abete sporcavano molto con la loro resina ed era per quello che il camino si incendiava.

Un giorno vedemmo che il camino non fumava al mattino e neppure il pomeriggio, era scomparso un segno di vita ed era scomparsa lei, la vecchietta che viveva sola nella sua cucina nera di fuliggine.

martedì 29 gennaio 2013

CARNEVAL SOT L'AGNER 10/02/2013

- Ore 14.00  sfilata per le vie di Frassenè 
- Ore 15.00  ritrovo sul piazzale della chiesa di Voltago
- Ore 15.30 Sfilata lungo le vie di Voltago
- ore 16.30  Divertimento nella sala Parrocchiale  con l'animazione del Gruppo Giovani

In caso di maltempo, la festa si svolgerà nella sala Parrocchiale di Voltago dalle ore 15.30 
I genitori sono gentilmente pregati di portare "valch de bon" (qualcosa di buono)

Vi aspettiamo non mancate!!!!


CIASPOLATA DEL GARDELON

Passeggiata con le Ciaspole da Forcella Aurine 
al Parco Laghetti giorno 17/02/2013 

- Ritrovo ore 08.00 
- Partenza ore 09.00
- Arrivo presso Parco Laghetti ore 12.00/13.00 con pasta party
- Ritorno in pulmino fino alla partenza 
- Fine giornata con DJ e Brunch offerto dal Bar Forcella Aurine
COSTO € 12.00 

Sono gradite le prenotazioni  tel. 388.8061640   

* Possibilità di pernottare presso il Bivacco del Parco Laghetti al costo di soli € 5.00







lunedì 21 gennaio 2013

L'ODOR DE LA SCORZA...


di Cherubino Miana

 

...a nove anni suo padre una sera glielo disse in modo burbero: lunedì si parte per la Francia,con tuo fratello Modesto, siamo in tanti Agordini che ci guadagniamo il pane facendo sedie. Lui non rispose, un ragazzo di nove anni aveva appena finito la terza elementare, pensava a tutto fuorchè alla Francia,solitamente il pomeriggio lo passava nei prati comunali a pascolare pecore e vacche preparando trappole per tordi e pettirossi, la Francia, ma dove era la Francia?

domenica 13 gennaio 2013

EL BUS DE LE NEOLE

di Agostini Vincenzo

Era successo che un’astronave dalla forma strampalata, simile a un meteorite dello spazio, avendo perso la rotta ed essendo capitata per caso nell’orbita terrestre, aveva vagato a lungo nella termosfera, nella mesosfera e infine nella stratosfera. Il suo capitano, orecchie lunghe e occhi fuori dalle orbite, concentrato sulla plancia di comando, aveva cercato invano il posto adatto per un atterraggio di emergenza.

mercoledì 9 gennaio 2013

IN RIFUGIO...

Riceviamo dal Gestore del Rifugio Scarpa -Aron Lazzaro

CLICCARE SULL'IMMAGINE PER VISUALIZZARE IN MANIERA ESTESA

IL PELMO DELL'UNESCO


di Vincenzo Agostini

Un giorno il Pore decise di andare dal Pelmo a protestare. La misura era diventata colma da quando gli avevano riferito che era stato escluso, quasi all’ultimo minuto, dalle Dolomiti Patrimonio Mondiale dell'Umanità. Era stato trattato come una cima di seconda categoria e non poteva di certo mandarla giù. Siccome il Pelmo, peraltro, gli incuteva paura, il Pore chiese al Col di Lana e ai Migogn di accompagnarlo. Questi, essendo nella medesima situazione, dissero volentieri di sì.
Cammina cammina, quando arrivarono in cima ai ghiaioni, nel punto esatto dove parte la Simon-Rossi, bussarono alla porta del Caregòn del Padreterno. Il Pelmo, nella sua grande possanza, fece uno sbadiglio e allargò le braccia fino a lambire il Becco di Mezzodì e la Civetta.
Io non posso farci niente, bofonchiò dopo aver ascoltato le proteste del Pore, queste sono decisioni che dipendono dall’Unesco!
Figurati, replicò il Pore con energia, sei tu il caporione di tutto questo andazzo! É colpa tua se hanno preso in considerazione soltanto le cime spettacolarmente verticali e pallide, quelle che presentano una varietà di forme scultoree straordinaria a livello mondiale. Ehi, non sto scherzando, sto leggendo qui, aggiunse il Pore sbattendogli al Pelmo le carte in faccia. Qui c'è scritto che sei addirittura di importanza internazionale per le scienze della terra! Scusami, non è che potevi accontentarti?
Il Pelmo era diventato tutto rosso.
E' anche una questione di uguaglianza, aggiunse il Col di Lana inviperito. Se poi considerassero la storia...
Tieni anche conto che i turisti vengono quassù per guardarti meglio, dissero i Migogn, saputelli. Perché se è vero che siamo in montagna, è anche vero che siamo tutti sulla stessa barca!
Il Pelmo, non sapendo cosa rispondere, chiese argomenti di difesa alla Civetta la quale aveva però la testa fra le nuvole. Diede un urlo alla Marmolada, ma la Regina, noblesse oblige, aveva ancora le finestre di Serauta chiuse.
Allora, con le mani che gli tremavano dalla rabbia, il Pelmo estrasse dalla tasca di Forca Rossa il cellulare e fece il numero della Fondazione Unesco. Non rispose nessuno. Fece il numero un'altra volta: ancora niente, ancora nessuno, ancora silenzio.
Spense dunque il cellulare e disse al Pore, al Col di Lana e ai Migogn di avvicinarsi fino alla Sfesùra.
Cazzate, cazzate, cazzate, disse il Caregòn del Padreterno con una voce altisonante che sapeva di tuoni e di lampi. Qui nessuno è patrimonio di nessuno! Io, noi, voi, le Dolomiti, quelle pallide come quelle altre, anche quelle verdi, possediamo questi luoghi da milioni di anni e non saranno di certo un paio di generazioni di umani a cambiare l'ordine generale delle cose. Questi umani: i soliti presuntuosi! Fra l'altro, aggiunse scandendo bene le parole, sono uomini che quando guardano lontano, dentro i secoli, vedono soltanto la punta del loro naso. Vero è il contrario, invece: che sono gli umani il nostro patrimonio, che tocca a noi di proteggerli. Abbiate dunque la pazienza delle montagne e non quella degli uomini e, soprattutto, non lasciatevi prendere dal panico: vedrete che fra qualche anno di questo riconoscimento resterà meno di un filo di vento.
Così dicendo, il Pelmo alitò sulla Val Zoldana da una crepa spalancatasi di recente sopra la Dambra.
Il Pore, il Col di Lana e i Migogn furono molto soddisfatti della risposta. Sembrò loro che il Pelmo avesse messo gli argomenti a posto, soprattutto che li avesse messi nella giusta prospettiva. Convennero dunque che ne avrebbero fatto tesoro. Piacque anche quell'alito di vento che aveva fatto stormire i baranci come un ordine regale e definitivo.
Il Pore, il Col di Lana e i Migogn se ne tornarono a casa felici e contenti, sotto un sole che sbirciava le nuvole del pomeriggio, rincorrendosi come bambini sulle praterie di Mondevàl.


venerdì 4 gennaio 2013