BLOG APERTO A TUTTI!!

"El Cor" - Foto di Danilo Benvegnu'' -

AGNER e DINTORNI , vuole essere uno spazio a disposizione di abitanti e frequentatori di questi luoghi.
Ovviamente questo vale anche per associazioni, amministratori locali e per tutti coloro abbiano da proporre tematiche inerenti l'Agordino.
E sopratutto vogliano promuovere tante lodevoli iniziative spesso note ai soli abitanti del paese in cui si svolgono!

Inviateci tramite e-mail il programma di quanto organizzate, con molto piacere, sarà inserito quanto prima su Agner & Dintorni..


sabato 19 febbraio 2011

5° "Valle di San Lucano sotto le stelle"


Non so se c'è neve a sufficienza comunque vi segnalo per stasera, sabato 19 febbraio, la 5° edizione di "Valle di San Lucano sotto le stelle": ciaspolata organizzata dal Cai di Agordo, gratuita e aperta a tutti. E' una facile e suggestiva passeggiata sotto le imponenti pareti dell'Agner e delle Pale di San Lucano. La partenza è fissata alle 19:30 dalla località "le peschiere" nei pressi del bar AfterHour, dopo Taibon all'ingresso della Valle di San Lucano. Previsti, come nelle ultime edizioni, centinaia di partecipanti!

(cliccare sulla foto per vederla in dimensioni maggiori)

domenica 13 febbraio 2011

GLI SPIRITI DELLE CONTRADE



Di Cherubino Miana

IL TEMPO

Il tempo, il tempo si sa, forse una volta che si misurava con una meridiana posta sul muro di casa era più lento nel passare, meno preciso degli orologi digitali che cambiano automaticamente le ore, il sole con i suoi raggi rifletteva l’ombra del chiodo tra un’ora e l’altra ed era il contadino o l’artigiano o la donna dai mille impegni quotidiani che
valutavano ad occhio il trascorrere delle ore, poi a mezzogiorno il campanone della vecchia chiesa dava il giusto avviso a coloro che sparsi nei campi o nei boschi dovevano tornare nelle case di pietra per una fetta di polenta, o sedersi sotto un faggio, la dove il muschio era asciutto e morbido, per aprire un tovagliolo bianco di ruvida canapa e cogliere il pranzo sempre molto scarso. Le meridiane un po’ impallidite misurano ancora il tempo in queste contrade, un tempo che s’è fermato all’ieri, con i segni di una vita vissuta negli stenti e lasciata per lo sperato aldilà o spostata in contrade più o meno ospitali, magari perse in città, dapprima troppo grandi per spiriti semplici cresciuti tra prati e boschi, saziati con latte di mucca e polenta di granturco. Poi anche le città nell’abitudine o nella rassegnazione, hanno preso dimensioni più umane e hanno cercato di domare lo spirito di chi, qui nelle contrade tra i boschi è cresciuto, ma il vero spirito qui è rimasto, spoglio di entusiasmi giovanili, rassegnato magari, ma il seme era germogliato in questi campi e le radici non si riesce ad estirparle completamente. Come un vecchio sambuco che mai s’estingue perché la vitalità che esso ha è tremendamente forte, così lo spirito di questi nostri vecchi è rimasto o è ritornato in queste contrade, quello dei figli o nipoti forse no, loro sono 32>cresciuti nello smog di altre contrade dove le polveri sottili ti si infilano nelle radici e ti seccano l’animo ed i sentimenti, loro tornano l’estate quando nei palazzoni il caldo ti cuoce le membra o quando le fabbriche ad agosto cercano un po’ d’aria ossigenata, tornano, girano senza ricordare, guardano senza vedere, non si fermano a pensare: il tempo della raccolta delle pietre nei prati, pietre nere dapprima ammucchiate in lunghi muretti divisori tra un confine e l’altro, raccolte solo per guadagnare un po’ di terra per il fieno o per un piccolo campo per le patate, i fagioli o il granturco. Poi ripulite e 
trasportate dove s’era deciso di costruire un pezzo di stalla o casa, scelte nelle pezzature, quelle più piatte ed allungate per la fondazioni o gli spigoli del fabbricato, per garantire la tenuta della struttura, messa assieme con malta di calce, tutta proveniente dalla vecchia calchera ancora visibile lì sopra, vicino al buco lasciato dalla cava. Pietre che non sempre si son potute utilizzare, perché la vita, nonostante la meridiana, correva si più lenta, ma era anche più breve, dopo i quaranta rischiavi di essere vecchio, bacato dalla pussiera o da qualche bronchite trascurata presa nelle giornate di pioggia o neve e mai curata nelle stanze ghiacciate di un inverno troppo lungo. Allora le pietre rimanevano, talvolta per chi veniva dopo, ma per lo più, con il cambiare dei tempi, come inamovibili mausolei a ricordo della storia d’un tempo. Strade e viottoli rimasti vuoti e popolati solo dallo spirito vivente di chi con tanta fatica vi è vissuto. Si potrebbe dire, fermandosi un attimo a guardare ed ascoltando la voce del poeta…”...e vanno pei tratturi antichi al piano……” e così, prendendovi per mano, vi voglio accompagnare per questi sentieri, 
nell’incontro con gli spiriti, che si sente, vivono ancora intorno a noi


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venerdì 11 febbraio 2011

Mondeval in pericolo


Amici agordini degni di fiducia mi segnalano il rischio che vengano costruiti degli impianti sciistici nell’area del Mondeval, con degli effetti devastanti sul paesaggio e sull’equilibrio naturalistico (tra la fauna selvatica è segnalata l’aquila reale, esiste una notevole flora nei pascoli d’alta quota). Per non parlare dell’importanza archeologica del sito, oggetto costante di studio, testimonianza di transumanza preistorica.
E’ vero che il Mondeval è fuori dal territorio “di competenza” del nostro Blog, però la eventuale realizzazione del progetto costituirebbe un brutto precedente, anche per noi. E’ incoraggiante la mobilitazione già in corso (CAI in primis), ma più siamo meglio è, ovvio.
Se gli impianti venissero realizzati mi sembrerebbe un bruttissimo segnale nei confronti dell’Unesco, che ha “appena” dato la nomination alle Dolomiti! E, si sa, l’Unesco può anche depennare dalla lista dei “Patrimoni dell’Umanità”, è già successo! E allora “niente schei”!
Chi vuole firmare per contrastare il progetto ha solo da cliccare su http://www.firmiamo.it/pelmo-mondeval-liberi-dagli-impianti
Saluti
Giorgio Casera

lunedì 7 febbraio 2011

L'ultima DIGOMAN

 Non tutti saranno a conoscenza che una volta esisteva 
anche il cognome DIGOMAN. 



Ecco cosa scrive Attilio Pietrogiovanna al riguardo:

....nella casa di fronte alla porta della chiesa, la casa sulla roccia, una delle prime case di Digoman assieme a quella del bepo e dei Pollazzon (bersoi)
-al piano terra viveva una vecchietta che chiamavamo gioaneta(giovanna).
-la casa era come il caselo, tutta nera di fuliggine, quando entravi non si vedeva niente, appena appena la vecchia seduta sul larin con un po' di fuoco , che si cucinava qualcosa...patate..raf...erbe.
-questa vecchietta si chiamava di cognome DIGOMAN
- fu l'ultima persona a portare questo cognome.
-non era sposata ed a Digoman non aveva parenti, ma in quel di Denik (Zenìch) aveva delle nipoti e forse ora dei pronipoti.
- ma con questo cognome mai piu' nessuno.


http://www.facebook.com/photo.php?fbid=203652872981213&set=o.127815760432&theater


Qualcuno ha qualche ulteriore notizia in merito?