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"El Cor" - Foto di Danilo Benvegnu'' -

AGNER e DINTORNI , vuole essere uno spazio a disposizione di abitanti e frequentatori di questi luoghi.
Ovviamente questo vale anche per associazioni, amministratori locali e per tutti coloro abbiano da proporre tematiche inerenti l'Agordino.
E sopratutto vogliano promuovere tante lodevoli iniziative spesso note ai soli abitanti del paese in cui si svolgono!

Inviateci tramite e-mail il programma di quanto organizzate, con molto piacere, sarà inserito quanto prima su Agner & Dintorni..


domenica 10 ottobre 2010

Paesaggi e contrasti

di giorgio casera

Ho la fortuna di godere di un bellissimo panorama dalla mia casa in cima a “I Struz”. Situata appena sopra il “Pian de la Roda”, permette di vedere, da una parte, al di là del “Col de Carcòla”, la vallata agordina verso La Valle, il monte Celo sovrastante e, dulcis in fundo, la catena delle Pale di S. Sebastiano; dall’altra, Digoman, il “Poi” e le cime intorno al “Bus de le Neole”, sopra Rivamonte. (Ma non è certamente l’unico punto di Voltago da dove si possono ammirare stupendi panorami di montagna!)
Mi piace oltre che per l’aspetto estetico, anche per il senso d profondità che esprime (le montagne sono vicine e lontane allo stesso tempo, come si sa) e per come cambia luci e colori con l’andar del tempo durante la giornata. La sera, in particolare, non è raro vedere le cime di S.Sebastiano colorarsi di rosa, investite dal sole del tramonto, dietro il Col di Luna. Ovviamente il panorama è stato oggetto di numerose fotografie nelle varie condizioni.
E’ ormai un paesaggio familiare, anche se mai stancante, e così doveva esserlo per mio padre e per mio nonno, che hanno vissuto nella stessa casa. Ogni tanto mi capita di pensare alle sensazioni provate da mio padre quando, partito all’alba di un giorno della fine di gennaio del 1925, fresco di diploma di Perito Minerario, per affrontare il primo lavoro affidatogli, doveva approdare la sera del giorno dopo ad Ingurtosu, una miniera della Sardegna.


Col de Carcòla e cime S.Sebastiano in inverno

Mi piace immaginare che il giorno della partenza fosse uno di quei giorni d’inverno freddi ma luminosi, quelli in cui la neve acceca col suo bagliore e c’è assoluta mancanza di foschia nell’aria, così i contorni del paesaggio sono particolarmente nitidi. Così (come nella foto, ma con meno alberi sul Col de Carcòla!) doveva apparirgli il panorama sull’uscio di casa.
E non avrebbe potuto immaginare paesaggio più diverso all’arrivo a destinazione. Verdi ed aspre colline attraversate da strette valli, natura rigogliosa, a dispetto del pieno inverno, vegetazione fitta di arbusti e di macchia mediterranea (corbezzolo, olivastro, cisto, lentischio, mirto etc etc); unici alberi i pini marittimi piantati dalle maestranze per ricavare il legname per puntellare le gallerie. In lontananza, a pochi chilometri, vista del mare e delle dune di sabbia (oggi la spiaggia di Ingurtosu è diventata una zona turistica cult). In mezzo alla vegetazione scavi, impianti ed edifici della miniera, case di abitazione, distribuite a caso, edificate secondo la convenienza del momento (e la vicinanza con i pozzi della miniera attivi).


Veduta di Ingurtosu (particolare)

Ho vissuto anch’io là qualche anno dell’infanzia, tra gli anni ’40 e ’50 ed ho bei ricordi di quel periodo. Perciò ci torno (al mare) quando posso, almeno una volta l’anno. Oggi si può arrivare in Sardegna in poco più di un’ora (in aereo da qualsiasi aeroporto del Veneto). Però il contrasto tra i paesaggi (e lo stile di vita) è così forte che preferisco prendere il traghetto (che per me da Monza significa un viaggio di circa 18 ore): c’è più tempo per abituarsi al cambiamento!


Spiaggia di Ingurtosu

4 commenti:

  1. Leggendo queste tue bellissime righe, complice il sottofondo musicale che sto ascoltando http://www.youtube.com/watch?v=UG6J5eY19wA&feature=channel
    mi sembra di volare, sopra le cime e i luoghi che citi, è vero, il paesaggio che si può vedere dai paesi che sovrastano Agordo, non stanca mai, ma penso sia cosa normale quando si amano i paesi in questione.
    E continuando il tuo racconto è impossibile non pensare a chi per penuria di lavoro costretto a lasciare il proprio paese finiva sparso in giro per il mondo, in località non sempre il massimo in fatto paesaggistico..
    A tal proposito, mi sta girando in mente da un pezzo il modo per far scoprire e riscoprire i luoghi dove batte il cuore delle Dolomiti, a quanti non vi sono mai stati ma anche a chi non vi ritorna da un pezzo.. e qualche bella idea facile da realizzare si può concretizzare con poco.. Ne parliamo comodamente seduti nelle nostre case, mercoledì 13/10 nella consueta serata al bar virtuale su Skype?
    La partecipazione è libera.. chi vuole essere partecipe o semplice ascoltatore, basta indichi il proprio nome skype a Luigi, oppure al sottoscritto a questa mail: luca.pollazzon@gmail.com

    Ciao Luca

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  2. Giorgio esprime, immaginando i sentimenti del padre, quello che ognuno di noi nato tra le montagne ha provato a vent'anni al momento della partenza.I miei ricordi sono nitidi e poichè allora non si usavano telefonini scrivevo, scrivevo lettere a tutti coloro che erano rimasti in Veneto e che avevo conosciuto e condiviso certi pensieri. Il cambiamento di ambiente però alla lunga porta alla conoscenza di animi nuovi con aperture e chiusure diverse. Certo la malinconia della mancanza dei nostri monti è sempre stata forte, ma la scorza del montanaro si addolcisce, il legno diventa più malleabile, anche se mantiene la sua resistenza. Quindi leggendo lo scritto mi sono ritrovato. A Giorgio suggerirei una cosa, perchè non aggiungere a questo qualche ricordo della Sardegna...sarebbe un completamento tra l'Agordino e la terra che ha ospitato tanti Periti Minerari di Agordo.
    Un caro saluto Cherubino

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  3. Agostino Venturini11 ottobre 2010 06:04

    Conosco Giorgio solo virtualmente, come tanti altri bellunesi conosciuti in questa piazza telematica. L'ho conosciuto per un pezzo da lui scritto che riguardava una salita all'Agner, tanto bello ed interessante che mi aveva spinto a contattarlo per accordarmi con lui per conoscerci personalmente. Volevo farlo in occasione della salita alla cima dell'Agner, dove non sono mai stato, ma poi, i miei impegni dolomitici estivi e la defezione di un amico che doveva accompagnarmi, non mi hanno permesso di portare a compimento il progetto. Poco male, l'anno prossimo farò in modo che si realizzi.
    Ma tornando all'argomento dello scritto di Giorgio, voglio dire che io non sono un abitante della montagna, anche se la amo più della mia terra di nascita che è la pianura Padana, ma conosco bene per esperienza personale la pena del distacco dalla propria terra e dai propri affetti. Io ci sento questo dentro le sue parole e lo capisco bene. La nostalgia del proprio paese, degli amici che si son lasciati lì, dei propri familiari abbandonati, del profilo del paesaggio che resta indelebilmente impresso nella memoria, la conosco bene ed è un sentimento così forte che, anche a distanza di anni, chiude la gola e bagna gli occhi per la commozione. Un saluto a tutti Ago

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  4. Caro Agostino, questa estate benché dovessi badare a dei marmocchi, ogni tanto scrutavo l'orizzonte per vedere se ti vedevo arrivare.
    Farò lo stesso l'anno prossimo, speriamo con maggior fortuna.
    A Cherubino confermo che i legami tra Agordino e Sardegna (mineraria) sono molto forti e numerosi. Vedrò di scrivere un prossimo post sull'argomento.
    Saluti
    Giorgio

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