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"El Cor" - Foto di Danilo Benvegnu'' -

AGNER e DINTORNI , vuole essere uno spazio a disposizione di abitanti e frequentatori di questi luoghi.
Ovviamente questo vale anche per associazioni, amministratori locali e per tutti coloro abbiano da proporre tematiche inerenti l'Agordino.
E sopratutto vogliano promuovere tante lodevoli iniziative spesso note ai soli abitanti del paese in cui si svolgono!

Inviateci tramite e-mail il programma di quanto organizzate, con molto piacere, sarà inserito quanto prima su Agner & Dintorni..


mercoledì 22 settembre 2010

Don Antonio Della Lucia

Penso possa essere interessante, oltre che utile, ricordare in questo sito la figura di Don Antonio Della Lucia, personaggio di spicco nato proprio all'ombra dell'Agner (Frassenè) nel 1824. Costui, figlio di povera gente, umili contadini, riuscì con l'aiuto dei compaesani a studiare e a divenire prete. Lui, uomo colto ed intelligente, già all'epoca capì che uno dei modi migliori, se non il migliore, per creare benessere in un territorio come quello dell'Agordino (e montano in genere), caratterizzato da tante piccole comunità separate e marginali, era quello di unirsi, di associarsi, di accrescere la propria forza lavorando e collaborando tutti assieme secondo il principio cristiano della solidarietà. Una solidarietà però non fine a sè stessa ma concreta, in grado di generare una ricchezza diffusa ed equamente distribuita. In 300 anime si può fare poco, in 600 già di più, in 1000 molto di più: questo in quanto le economie di scala abbassano i costi, si aumenta la voce in capitolo nei confronti delle istituzioni ed il proprio peso politco/economico agli occhi di chiunque, aumentano i capitali da poter investire, si creano sinergie positive, migliora la gestione del bene collettivo che per forza di cose deve essere mirata al lungo periodo e deve porsi degli obiettivi reali e concreti. Don Antonio è stato infatti colui che ha fortemente voluto e realizzato la prima latteria cooperativa d'Italia, sorta nel 1872 in quel di Canale d'Agordo. Se prima ognuno mungeva la propria vacca e faceva fatica a rivendere i propri prodotti ad un mercato microscopico e già saturo, grazie alle latterie cooperative i formaggi agordini si imposero su mercati sempre più ampli, riscuotendo grande interesse anche nelle esposizioni nazionali. Il successo della latteria cooperativa di Canale fu talmente vasto che il Ministero dell'Agricoltura promosse dei concorsi a premi per favorire la nascita di nuove cooperative e Don Antonio fu nominato Cavaliere. Egli, capendo perfettamente che per quelle zone era fondamentale superare le divisioni, si spinse oltre impegnandosi nell'associare tra loro le varie latterie sorte come funghi in quegli anni. I suoi sforzi non furono vani tanto che nel 1888 nacque la "Federazione delle Latterie Cooperative Agordine" alla cui presidenza fu chiamato egli stesso. Di conseguenza la produzione del latte crebbe, si diffuse l'allevamento di nuove razze bovine e, nel 1901, fu decisa l'apertura ad Agordo della sede generale della Società, il Palazzo delle Latterie Agordine (ora sede della Comunità Montana Agordina). A tutt'oggi viene riconosciuto a Don Antonio il grande merito di aver promosso lo sviluppo della sua terra d'origine e l'emancipazione economica e sociale della sua gente.

Cosa rimane nel 2010 del suo operato? Quale eredità ha lasciato agli Agordini? Vedendo quanti pascoli sono stati divorati dai boschi e quante poche vacche ci sono in circolazione, ma soprattutto notando come ogni comune, ogni paesino, per quanto minuscolo, si ostini a voler fare da sè invece di dialogare coi vicini, si direbbe che il tempo ha cancellato buona parte del suo insegnamento. Forse nel 2010, in un periodo in cui nessuno vuole sgobbare per lavorare la terra, è impensabile tornare a studiare forme di collaborazione in settori quali l'agricoltura e l'allevamento ma perchè non provare a ridare slancio economico e vitale all'Agordino realizzando in forma seria, strutturata, efficiente ed intelligente una pro-loco che abbracci tutte le località del Basso Agordino? Chi ha convenienza nel vedere invece l'attuale disgregazione, la totale mancanza di idee e di qualsiasi forma di promozione turistica di quel territorio che tanto avrebbe da offrire se solo sapesse far fronte comune? Oppure, perchè non associarsi in modo da creare delle segherie comunali che recuperino e taglino la legna dei propri boschi distribuendola poi ai residenti e rivendendo le eccedenze a prezzi di mercato in modo tale da ridurre i costi, mantenere ordine e pulizia dei boschi ed evitare il paradosso che ad Agordo, pur circondata da foreste fittissime, venga venduto legname proveniente dalla Slovenia? In fondo, Don Antonio Della Lucia ne è testimonianza, la gente del posto ha già conosciuto i grandi vantaggi dell'associazionismo.... Ecco perchè alle volte ripescare dal passato alcuni ricordi (e alcuni grandi personaggi) può solo che essere d'aiuto.

Per maggiori informazioni su Antonio Della Lucia vi rimando a Wikipedia. Se però qualcuno avesse ulteriori notizie riguardo alla sua persona e alla sua opera è caldamente invitato ad esporle in questa sede.

3 commenti:

  1. Giulio, Antonio Della Lucia era un uomo (fuori dal comune) del suo tempo: vita dura, povertà diffusa, emigrazione. Penso che i suoi contemporanei abbiano intuito nell'associazionismo uno strumento di emancipazione, di vita meno grama, e lo hanno seguito.
    Oggi, con un certo benessere diffuso (Luxottica, pensioni) tanti si rifugiano nel "privato", diciamo così. Sempre più duri da convincere!
    saluti
    Giorgio

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  2. Giorgio, è vero che oggi la Luxottica profonde un discreto benessere all'agordino ed è vero che alcune piccole frazioncine sopravvivono proprio grazie ad essa. Eppure le statistiche indicano che i paesi si stanno spopolando sempre più, si vedono sempre più case con le finestre perennemente chiuse o addirittura in disfacimento, tante attività ed esercizi locali stanno chiudendo o chiuderanno a breve. Tutto ciò è segno inequivocabile che questa parvenza di benessere non è sufficiente a trattenere nel territorio le nuove generazioni. In più io ripeto che dipendere in maniera pressochè totale da un'unica azienda è estremamente rischioso e, alla lunga, può portare grossi problemi. Purtroppo per le frazioni più piccole (parlo di quelle con qualche decina di abitanti)o per quelle in posizioni scomode e troppo isolate non vedo futuro ma altre potrebbero sicuramente intraprendere una strada comune, sostenendosi a vicenda, secondo me proprio nella direzione del turismo. Un turismo di qualità, fatto di accoglienza, rispetto dell'ambiente, recupero delle tradizioni locali eno-gastronomiche e artigianali. Ora sarebbe inutile dire che tutte le località dell'Agordino abbiano un buon potenziale turistico ma altre, vedasi Fassenè, Rivamonte, Gosaldo, ma anche la stessa Agordo, Farenzena, Col di Prà, La Valle, godono di superbi panorami (davvero con pochi rivali nelle Dolomiti), di boschi rigogliosi, acque salubri e un livello di servizi accettabile. Non hanno piste da sci, è noto, ma godono del vantaggio di esser facilmente accessibili in breve tempo dalla pianura, hanno prezzi bassi (ma anche, ahimè, spesso livelli qualitativi mediocri) e avrebbero tutto il diritto-dovere di competere con ottimi risultati con posti quali Asiago, ValSugana, Castel Tesino, Enego, Lavarone, Primiero, tanto per citarne alcuni. Eppure non lo fanno. Ovvio che da soli, paesi da neanche 1000 abitanti non possono fare nulla. Per quello vorrei tanto che imparassero a superare certe inutili e ormai antiche divisioni e cercassero di collaborare per il loro futuro. Non penso che siano fondamentali risorse economiche importanti ma devono fare promozione, creare volantini, brochure, pubblicità sui quotidiani. Gli altri che ho citato lo fanno e son tutti posti consorziati. Devono dare l'impressione ai turisti di esser vivi, di tenere a loro, di coccolarli e soprattutto di avere idee e iniziative. In tal modo riuscirebbero anche ad ottenere l'interesse di eventuali investitori e solo così si avrebbe la speranza che dei privati tornino ad aprire alberghi o ristoranti. Riversando in tal modo denaro, ricchezza, offerte di lavoro e benessere all'Agordino. Io ahimè al momento questo non lo vedo.... Ma qualche segnale positivo sembra esserci, speriamo bene!

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  3. Non conoscevo Don Antonio, molto interessante come personaggio. Quindi, bravo Giulio che ce lo hai fatto conoscere e sono anche d'accordo praticamente su tutto quello che hai detto (compreso il commento). Per smuovere la situazione bisogna sapersi dare da fare usando la testa e attrarre investimenti privati.

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