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"El Cor" - Foto di Danilo Benvegnu'' -

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sabato 10 agosto 2013

Gino Miana pittore

di giorgio casera

(In occasione della mostra dei suoi quadri a Voltago, agosto 2013)

Sopra una pietra - olio, 1976
Non ho conosciuto Gino. Personalmente, intendo. Gabriella mi ha raccontato tempo fa che Gino era venuto col padre a trovare la mia famiglia ad Ingurtosu, poco distante dalla miniera di Montevecchio dove il padre lavorava. Doveva essere alla fine degli anni ’40, e le visite degli agordini che lavoravano nelle miniere del sud Sardegna erano abbastanza frequenti: mio padre era per loro un punto di riferimento poiché era là dal 1925. Ma io ero troppo piccolo e non mi ricordo. Però l’ho conosciuto in seguito, attraverso i suoi libri.
La finestrella - olio e spatola, 1971
Uno in particolare, La lampada a carburo, mi aveva coinvolto, avendo vissuto ed assorbito per anni la particolare atmosfera dell’ambiente minerario.
Nel libro Gino descriveva, attraverso un viaggio della nostalgia e del ricordo, luoghi e vicende della sua giovanile permanenza in Sardegna, luoghi e vicende che mi erano familiari, sebbene Gino avesse il “vezzo” di non citare alcun nome di località. Proprio questo mi aveva dato lo spunto per incontrarlo, per confrontare i nostri ricordi e verificare l’esattezza delle mie intuizioni. Ma non c’è stato il tempo.
Fiori: cicoria e scabbiosa - china acquerellata, 1977
Gino aveva qualcosa da raccontare, estratto dalla sua esperienza di vita, circostanza comune a molti, peraltro, ma lui “sentiva il bisogno di farlo”, evidentemente, stimolato dalla componente “artistica” del suo carattere. Così è uscito Il bucaneve, cronaca del ciclo delle stagioni nella vita di Voltago, emblematico esempio di successione delle attività umane nella millenaria civiltà alpina, di cui probabilmente presagiva la fine, e quindi la necessità di descriverla per preservarne la memoria. In seguito nell’articolato libro di racconti Il colore della vita, e in particolare nel racconto autobiografico relativo a periodici soggiorni sul lago d’Iseo (di cui sono testimonianza anche alcuni quadri della mostra), mette a confronto il “vecchio mondo”con i suoi connotati (durezza della vita ma anche solidarietà) ed il “nuovo” che per rapide trasformazioni si prospetta con nuovi “valori”, culto del denaro, egoismo etc. E infine il già citato La lampada a carburo, cronaca di un viaggio nei luoghi del lavoro in quel particolare mondo che era la miniera,forse con la speranza che là il tempo si fosse fermato.
Castello di Contignano - matita,1977
San Defendente nel sole e nel blu -olio, 1977
Ma prima di scrivere Gino si esprimeva con la pittura. Dalla fine degli anni ’60 comincia a produrre dei quadri, inizialmente vedute o soggetti di Voltago (quasi a registrarne lo stato per i posteri), in seguito, seguendo stimoli o ispirazioni del momento, anche di altre località frequentate (in particolare il lago d’Iseo e Salsomaggiore, dove si recava per le cure termali). Da quegli anni comincia un’attività di ricerca espressiva che lo porta a sperimentare stili, tecniche e materiali diversi. Utilizzerà alternativamente la tempera, l’olio, la china, la matita, la spatola. Ricava, dai corsi che frequenta a Brera e a Roma e dai musei visitati, sicure suggestioni dalle correnti artistiche del ‘900 (dal naif al figurativismo) e dai maggiori protagonisti. I soggetti sono reali o metafisici, rappresentati in stili diversi, e non manca il rigoroso disegno.
La casa gialla - olio, 1978
Campagna: le méle - olio, 1982
Cascina con colombaia - china, 1985
Parrocchiale "ad albero" - olio, 1988


Una mostra, efficacemente allestita da Gabriella Soppelsa, da non perdere. La mostra, ospitata nella Sala Polifunzionale del Comune di Voltago, è aperta fino al 16 agosto, tutti i giorni dalle 16 alle 19.

1 commento:

  1. avrei iniziato, come dettoci in sala mostra con la poesia di Gino dal titolo autunno....da questa scorrendo i quandri ti immergi in quello che Gino vedeva...come detto Giorgio interessante il susseguirsi delle sue immagini fissate su tela....mi è piaciuta
    cher.

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