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"El Cor" - Foto di Danilo Benvegnu'' -

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lunedì 6 settembre 2010

L' Om Salvàrech



L' Om Salvàrech 
di Rivamonte Agordino

Tanto tempo fa viveva tra i boschi del monte Armarolo uno strano essere, nessuno l'aveva mai visto. Era un essere schivo, solitario, che viveva in piena sintonia con l'ambiente silvano.
L' aurea di mistero che lo circondava accresceva la curiosità dei valligiani, che si interrogavano vicendevolmente su come potesse essere questa strana creatura.
Un giorno di aprile, nella stagione in cui l'aria si fa più mite e fa dimenticare ai montanari i rigori dell'inverno appena trascorso, quando iniziano a spuntare i primi ciuffetti d'erba e il canto degli uccelli si fa più allegro, scoppiò all'improvviso un violento temporale, durante il quale lampi e tuoni facevano da padroni.
Mentre accadeva tutto ciò, in una piccola casèra ai margini del bosco un mite anziano, ormai ricurvo per il peso dei troppi anni, se ne stava accanto al larìn e puliva con pazienza da certosino il latte appena munto, toglieva uno ad uno i fili d'erba e le altre impurità del latte. C'era una gran pace intorno a lui, si sentiva solo la legna scoppiettare, ma all'improvviso la pesante porta di legno cigolò ed entrò proprio lui, l' Om Salvàrech.
Questi indossava un vestito fatto tutto d'erba, ma che, per l'abbondante pioggia caduta, era tutto inzuppato d'acqua.
Le sue intenzioni non erano cattive, voleva solo asciugarsi ed attendere, al riparo, che il temporale cessasse, così sedette vicino al fuoco.
Tra i due non ci fu scambio di parola, l'anziano montanaro si guardò bene dal fare qualsiasi domanda, perché così stabiliva la legge del bosco. e continuò il suo minuzioso lavoro. Quando il temporale cessò l' Om Salvàrech uscì dal suo casolare, ma ben presto rientrò portando con sé un fascio d'erba: era la stessa erba con cui egli era vestito.
Con questa pianta l' Om Salvàrech insegnò all'uomo a filtrare il latte, evitandogli così un lungo e noioso lavoro. La gente del posto chiama questa erba colìn, forse proprio per la funzione che da quel giorno assolse nel loro quotidiano lavoro di pulitura del latte.
L'insegnamento dell' Om Salvàrech fu un dono che egli fece all'uomo per ricambiare l'ospitalità da questi ricevuta in quel giorno piovoso di primavera.
Da allora l' Om Salvàrech ritornò ogni primavera tra la gente di Rivamonte, finché un giorno la popolazione lo attese invano: l'uomo della selva sparì improvvisamente, come improvvisamente s'era presentato ad uno di loro.
Ma la buona gente di montagna non volle dimenticarlo, così continuò a fare la festa in suo onore in primavera, il 25 aprile.

2 commenti:

  1. Ho trovato una sezione dedicata all'Om selvarech di Rivamonte nel bellissimo Museo della Montagna, all'interno del Forte di Bard in Val d'Aosta.
    E' stata una bellissima sorpresa!
    saluti
    Giorgio

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  2. In effetti, anche solo facendo una ricerchina su internet, m'ero accorto che la fama dell'Om Selvarech è andata ben oltre il bosco del Poi scavallando persino i confini nazionali. Pare che in Germania ad esempio sia piuttosto conosciuto e gli dedichino feste e canti. Probabilmente sarà per merito dei numerosi Rivamontini emigrati all'estero in cerca di fortuna, ma è comunque una cosa che mi aveva colpito.

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