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"El Cor" - Foto di Danilo Benvegnu'' -

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Ovviamente questo vale anche per associazioni, amministratori locali e per tutti coloro abbiano da proporre tematiche inerenti l'Agordino.
E sopratutto vogliano promuovere tante lodevoli iniziative spesso note ai soli abitanti del paese in cui si svolgono!

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giovedì 13 settembre 2012

Rifugio Scarpa: cent'anni, e poi?

di giorgio casera
Domenica 9 settembre ho partecipato alla giornata celebrativa dei 100 anni del Rifugio Scarpa. Il 9 era la giornata della celebrazione ufficiale ma il giorno prima c’era un prologo “creativo” costituito da un concerto dell’orchestra dei giovani del Conservatorio di Rovigo (uno degli studenti è fratello del nuovo gestore del rifugio): chi ha assistito al concerto ha detto che si è trattato di un evento molto suggestivo, al di là del fatto musicale, e non ho ragione di dubitarne visto il contesto (paesaggistico) in cui si è svolto.
Ahimè, avrei voluto esserci, ma per problemi della consorte ho dovuto saltare il giorno “creativo”. Domenica 9 peraltro è stato un giorno molto intenso, e perciò procediamo con ordine.

La decisione, quasi obbligata, è salire a piedi al rifugio. In assenza ormai definitiva della seggiovia potremmo chiedere un passaggio a qualcuno che sicuramente ci andrà ma,prevalgono la curiosità di provare la nuova strada e il desiderio di verificare se siamo ancora capaci di farcela (l’ultima salita a piedi da Frassené al rifugio risale a una ventina di anni fa). Parcheggiata l’auto el centro di Frassené affrontiamo la salita di buonora per arrivare al rifugio (dove le cerimonie inizieranno a metà/tarda mattinata) con calma. Attraversiamo dapprima le vie del paese verso l’alto fino ad incontrare l’imbocco della nuova strada forestale. E’ una strada larga con numerosi tornanti e pendenze accettabili anche per escursionisti “della domenica” come noi. Incontriamo lungo il percorso diverse coppie della nostra età (intorno ai 70) e questo ci conforta; incontriamo anche escursionisti esperti ed allenati che salgono con ben altro ritmo cercando, ove possibile, il vecchio sentiero, più ripido ma più breve. Bene, senza troppo stress arriviamo ai prati della Rafadora.dove affettiamo una breve sosta. Qui facciamo il punto della situazione, non proprio rassicurante: scopriamo che da qui al rifugio ci sono ancora 250 m. di dislivello (da 1488 a 1735) e che la pendenza del sentiero ancora da percorrere è molto più alta di quello che si poteva intuire dall’alto della seggiovia. Insomma, l’ultima parte del percorso potrebbe dare il colpo del KO. Osserviamo con invidia un giovane (scopriremo poi che si tratta del nuovo gestore) che scorrazza su e giù dal rifugio con uno strano mezzo (tra la moto e il trattore) munito di grosso sedile di plastica e trasporta Iqualcuno che evidentemente non può o non vuole utilizzare le proprie gambe. Infine, riprendiamo la strada e dopo qualche sosta per riprendere fiato e smaltire la fatica arriviamo comunque al rifugio.
Al tavolo dei relatori: rappresentante CAI, nuovo gestore, Fontanive, sindaco Zanvit
Qui troviamo già una ventina di persone, un tavolo e delle panche disposte di fronte al rifugio, che serviranno per la cerimonia e per la messa. Ci riposiamo finalmente approfittando del fatto che si attende per cominciare l’arrivo di altra gente e delle “autorità”. E approfittiamo della pausa anche per ammirare il paesaggio intorno, esaltato da una magnifica giornata, con i monti dell’Agnér che incombono e quelli più in prospettiva verso sud e verso est.
Ad un certo punto comunque si comincia tenuto conto dei tempi tecnici per la cerimonia e la messa prima del pranzo. Ci sono ora una cinquantina di persone e le panche sono pienamente occupate. Dà il via alla cerimonia un esponente del CAI di Agordo, proprietario del rifugio, che ne traccia la storia in grandi linee e ne mette in risalto il ruolo nell’ambiente alpinistico agordino, inserendo qua e là ricordi personali legati al rifugio. A seguire il sindaco Zanvit porta il saluto dell’amministrazione comunale. Il sindaco parla delle motivazioni che hanno portato alla costruzione della nuova strada e all’intenzione di proseguire l’opera fino a portarne il termine a ridosso del rifugio e della malga Losch, dunque per facilitare i movimenti tra il paese e la sua montagna (allora un servizio di navetta potrebbe sostituire la seggiovia). Un intervento più articolato è stato compiuto da Giorgio Fontanive, che ha ripercorso con un certo dettaglio le fasi storiche che hanno caratterizzato il rifugio, da studio del pittore Scarpa .fino all’acquisizione da parte del CAI di Agordo, passando attraverso le ristrutturazioni edilizie e le gestioni storiche. Fontanive ha voluto rimarcare che il rifugio Scarpa è il rifugio di Frassené ed ha stigmatizzato l’assenza di residenti del paese. Anche il nuovo gestore, appassionato di montagna fin da piccolo, ha voluto parlare ai presenti, esprimendo sorridente tutto l’entusiasmo con cui si presta ad affrontare, sia pure con l’aiuto della famiglia, questo nuovo compito. A precisa domanda dal pubblico ha affermato che intende mantenere il rifugio sempre aperto, suscitando la generale approvazione.
Nella messa che ha seguito la cerimonia, don Stefano, parroco di Voltago-Frassené, ha inserito nella sua predica un simpatico riferimento alle relazioni che si intrecciano tra il rifugio e i suoi visitatori, affermando che il carattere (del rifugio) ne viene influenzato.
Chiude la mattinata un lungo pranzo al rifugio, su grandi tavolate che favoriscono grandi chiacchierate. Ma ad una certa ora, a malincuore, si riprende la via di casa: la discesa è tutta un’altra cosa,(eccetto che per le ginocchia) e in breve si raggiunge il paese.
Panorama dalla sala da pranzo
Al di là della cronaca, che dire? La giornata ha dato spunti di speranza per il futuro del rifugio. In primis il CAI di Agordo conferma la determinazione a sponsorizzare il rifugio nell’ambiente alpinistico, ma soprattutto la capacità del gestore di inventare nuovi motivi di attrazione. E’ vero che la chiusura della seggiovia è stato un duro colpo,ma una futura navetta potrebbe limitare i danni. Motivi di perplessità lo dà invece il comportamento degli abitanti di Frassené (e Voltago). A parte l’amministrazione, che valuta il valore della presenza del rifugio nel territorio con la giusta sensibilità, colpisce l’apparente indifferenza verso una testimonianza storica del turismo, che pure ha avuto una grossa importanza in passato nell’economia della zona.
Di fondo però è indispensabile la promozione e il mantenimento della cultura della montagna, anche oltre il suo aspetto turistico-sportivo. Chi può dovrebbe darsi da fare, senza seguire esclusivamente le sirene del mercato (penso ad esempio al TCI che offre ai suoi soci ben 4 villaggi vacanza al mare e nessuno in montagna!). Le associazioni nazionali del turismo o della salvaguardia del territorio (penso ad esempio, oltre al Tci, al Cai, al Fai, Italia Nostra etc etc) possono fare molto. Ma molto di più chi vive e opera nel territorio, a cominciare dai singoli.

2 commenti:

  1. Ciao Luigi...sono proprio Alessandro :)...come partecipante dell'iniziativa mi sento ancora euforico e preso dall'esibizione e non mi sono dimenticato dell "progetto Jazz" di cui abbiamo parlato ;). Il repertorio era prevalentemente classico( autori russi,la Marcia di Radetzky etc..) ma ha colpito particolarmente l'esibizione sinfonico-corale del "Signore delle CIme"...d'altronde,quale modo migliore di finire un concerto sotto l'Agner.
    Aspetto con ansia tua risposta e...dimmi pure se hai bisogno di un'appoggio con il tuo progetto per il Conservatorio..Salutami i nipotini XDDD

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  2. Cento anni arrivano una volta solo... e per questo motivo mi è davvero spiaciuto non poter essere presente. Fossi più vicino, una mezza giornata l'avrei dedicata con piacere, ma tutto il giorno mi era proprio impossibile.
    Quindi, grazie anche da parte del sottoscritto, ho apprezzato molto l'articolo di Giorgio.
    Quanto alle considerazioni finali espresse, beh non è mistero che salvo qualche felice eccezione, in zona la voce turismo rivesta poi molta importanza e anche in questa particolare occasione lo si è potuto notare. Il fatto che pochi residenti siano passati al Rifugio lo si è fatto notare anche sul gruppo FB "Quelli che Frassenè", (trovate il link al gruppo nella sezione "link" sul lato sinistro della pagina) Concordo poi con Giorgio, dovrebbero essere le varie associazioni su menzionate e anche magari l'UNESCO.... sarebbe ora desse qualche segnale concreto di vita....

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