BLOG APERTO A TUTTI!!
"AUTUNNO" foto di Attilio Pietrogiovanna
AGNER e DINTORNI , vuole essere uno spazio a disposizione di abitanti e frequentatori di questi luoghi.
Ovviamente questo vale anche per associazioni, amministratori locali e per tutti coloro abbiano da proporre tematiche inerenti l'Agordino.
E sopratutto vogliano promuovere tante lodevoli iniziative spesso note ai soli abitanti del paese in cui si svolgono!
Inviateci tramite e-mail il programma di quanto organizzate, con molto piacere, sarà inserito quanto prima su Agner & Dintorni..
sabato 27 aprile 2013
giovedì 11 aprile 2013
LA PROTHISION DEL VENDER SANT
Pubblicato da
Luca Pollazzon
Di Nino Gnech
In tei riti de Pasca avea na gran importantha la prothisan de not del Vender Sant. Se partia tuti dalla cesa, se ‘ndea fin an capitel via a la Vila e po’ se tornea inte cesa. El preve el portea in prothison el Santissimo col ostensorio pi bel, el caminea sot al baldachin portà da quattro sbolde doven e con intorn quattro ferai col bachet portadi da altri quattro bociathoi.
L’era ‘na corsa fra i doven a ciaparasse un de sti ruoli, parchè olea di che da boce se passea de grado, se deventea sbolde. I chierichetti col turibol e l’incenso i caminea vesin al preve, i omi davant, subito dopo la cros e da drio tutte le femene.
Me recorde che la prothison la ‘ndea avanti per en toc in silenthio e de tant in tante el coro de le femene cantea na strofa e dopo en tochet ghe tochea ai omi responde con ‘n altra strofa. Parea che le domandese valc e che i altri, con comodo ghe dese la risposta. L’era tut in latin e no capion nia ma i veci, malithiosi, i ne avea insegna che el duetto el disea: “Parche…epo pisetu sentha molà pet” e la risposta, dopo en tochet, la disea : Fathe compagn de en violin thentha archet”
L’era blasfemo, ma no se rendion cont e cande che el motivet te entrea in testa, te era tentà de cantalo anche de fianco al preve.
L’era anca tradithion che intant prothison calche sbolda, dei pi veci, postà lontan, de drio an talvà o an busch, el fese calche bot, calche tonada. No l’era ancora fathile come ades comprà calche petardo, calche mortaret de foghi d’artifithio, ma, dopo la guera, l’era ancora tante armi in giro, fusii,pistole co le so cartucce e anca bombe a man; l’era con chesti che i dovinoti i fea i bot.
Se no, i doprea el carburo, de chel se ghen catea fathile, parchè i lo vendea per le lampade da minador che se usea anca per ‘nda a rane o inte stala. Con en bosol da conserva, grant e vodo, con en buset sul cul, en cin de fen inte, poia per calche ninuto sora na buseta con acqua e carburo, el bosol se carghea de gas. Dopo avelo reversà sul fianco, se ‘l impithea con en stopin, avithinandolo al buset. La tonada che vegnea fora l’era come na canonada, se sentia l’eco da le montagne intorn e chei in prothison se domandea: saralo stat chi?
L’era tute robe en bon cin pericolose e, infati, l’e suthedest ancha calche burt caso che me recorde; en sbolda el ghe ha remetest en det de la man dreta, poreto.
Traduzione
Fra i riti di Pasqua aveva un grande rilievo la processione notturna del Venerdì. Si partiva dalla chiesa parrocchiale e si andava ad un capitello del villaggio Villa, poi si ritornava alla chiesa. Il parroco portava in processione il Santissimo con l’Ostensorio più bello; camminava sotto un baldacchino, portato da quattro ragazzotti e contornato da quattro lanterne con stelo,portate da altri quatto ragazzi. I ragazzi facevano a gara per accaparrarsi uno di questi ruoli perché questo costituiva un avanzamento nella scala sociale: si passava da ragazzi a giovanotti. I chierichetti con turibolo e incenso camminavano vicino al parroco, gli uomini davanti, subito dopo la croce che apriva la processione e le donne, invece, tutte dopo il prete.
Mi ricordo che la processione avanzava in silenzio e solo di tanto in tanto i cori cantavano qualche strofa alternandosi fra donne e uomini. Sembrava fossero delle domande cui , dopo qualche minuto, venisse data la risposta
dal coro antagonista. Era tutto in latino e noi ragazzi non capivamo niente, ma i vecchi, maliziosi, ci avevano insegnato che il duetto diceva:
Era tradizione anche che, durante la processione, qualche giovanotto, nascosto poco lontano,dietro ad un fienile o ad un cespuglio, facesse qualche sparo, qualche botto. Allora non era facile , come adesso, comprare mortaretti e fuochi d’artificio ma, dopo la guerra, c’erano in giro molte armi, fucili e pistole con relative cartucce ed anche delle bombe a mano; era con questi che i giovanotti facevano i botti. In alternativa veniva usato il carburo di calcio, che era facile reperire perché era usato nelle lampade da minatore, utilizzate per andare nelle stalle o anche per la cattura delle rane in primavera.
Si metteva un grande barattolo di latta vuoto, con un piccolo fori sul fondo e riempito di fieno, capovolto sopra una piccola buca nel terreno, contenente acqua e carburo. Dopo qualche minuto il barattolo era pieno di gas acetilene trattenuto dal fieno. A quel punto veniva rovesciato sul fianco e, con uno stoppino in fiamme si dava fuoco attraverso il foro .
Il boato che ne scaturiva era come un colpo di cannone, del quale si sentiva l’eco dalle montagna circostanti. Quelli in processione si chiedevano l’un l’altro: chi sarà stato?
Erano tutte pratiche molto pericolose e, infatti,sono successi anche degli incidenti, mi ricordo di un ragazzotto che, poverino, ci ha rimesso un dito della mano destra.
martedì 9 aprile 2013
I RITI DE PASCA
Pubblicato da
Luca Pollazzon
Come promesso nei post precedenti, continuano i contributi "Pasquali " di Nino Gnech.
Grazie a Nino ... e Buona lettura ai frequentatori di A&D
Cande che i lighea le campane, i omi pi bravi se preparea per n’da a cantà el Passio in cesa la sera del vender sant. I boce tirea fora le crecole e le batole per ‘nda per le strade a sonà l’ora de la messa.L’era tut en confrontasse sti strumenti…<>, le pi’ bele le avea fin trei rochet diferenti, con trei steche che dea trei toni diversi. El momento pi spetà, come fusse la prima de en contherto, l’era la fin del Passio in cesa, che alora tutti podea sonà el so “strumento” in cesa e i fea en bacan infernal. El Passio el era lonc (lonc come el Passio l’era anca en modo de dì) ma a noi boce el ne savea ancora pi lonc parchè no se vedea l’ora de sfogase co la sonada in cesa.
I ragazzi prendevano le raganelle di legno e le “batole” per andare nelle strade ad annunciare la messa (al posto del tradizionale suono delle campane). Si confrontavano l’un l’altro gli “strumenti” …..<>, le più belle avevano anche tre rocchetti con denti diversi e tre stecche che davano tre tonalità diverse di suono. Il momento più atteso, come fosse la prima di un concerto, era la fine del Passio in chiesa, perché allora era concesso a tutti di suonare lo “strumento” di cui disponevano e per qualche minuto c’era un baccano infernale.
Il Passio era notoriamente lungo (“ lungo come il Passio” era anche un modo di dire) ma a noi ragazzi sembrava ancor più lungo, perché non vedevamo l’ora di sfogare la nostra voglia di suonare quegli strumenti in chiesa. * Strumento composto da un’asse di legno con una serie di borchie su ambo i lati, su cui vanno a battere due maniglie mobili, una terza maniglia in testa alla tavola, serve per impugnarla e agitarla per far sbattere, alternativamente, le due maniglie sulle brocche laterali. Da non confondersi con la raganella.
Cantà el Passio l’era en privilegio de pochi e i novi i vegnia cioti inte sol cande che en vecio moria e dopo tante proe.
I se metea su in tel coro, en grupo per banda del altar.
Le os baritonali le era chele dei pi veci, me recorde l’Angelo Monec, el Rafaelo Bet e dopo el Gino dei Due; fra le tenorili l’era el Lino Russo, el Bepi Due e altri che no recorde. Na roba però me ricorde ben. I doi che se savea pi bravi, coi se catea via in coperativa a beve en ombra, i se disea l’un l’alter: doi i sa cantà ben el Passio….Un te e ti e…chel alter stà ti a dilo.
Era un privilegio di pochi quello di cantare il Passio in chiesa e i nuovi cantori venivano generalmente ammessi alla morte di qualche componente e dopo varie prove. I cantori si disponevano nel coro in due gruppi posti ai due lati dell’altare. Le voci baritonali erano generalmente quelle dei più vecchi: ricordo Angelo Monech, Raffaello Bet e poi Gino Due; fra le tenorili Lino Russo, Beppi Due ed altri che non ricordo. Una cosa però ricordo bene. I due che si reputavano i migliori, quando si ritrovavano a bere un bicchiere di vino al bar della cooperativa, uno diceva all’altro: sono due quelli che san cantare bene il Passio, uno sei tu e l’altro spetta a te dirlo.
Grazie a Nino ... e Buona lettura ai frequentatori di A&D
I riti de Pasca
Cande che i lighea le campane, i omi pi bravi se preparea per n’da a cantà el Passio in cesa la sera del vender sant. I boce tirea fora le crecole e le batole per ‘nda per le strade a sonà l’ora de la messa.L’era tut en confrontasse sti strumenti…<
Traduzione
Quando legavano le campane, gli uomini più bravi del paese si preparavano per cantare il Passio in chiesa, la sera del Venerdì Santo.I ragazzi prendevano le raganelle di legno e le “batole” per andare nelle strade ad annunciare la messa (al posto del tradizionale suono delle campane). Si confrontavano l’un l’altro gli “strumenti” …..<
Il Passio era notoriamente lungo (“ lungo come il Passio” era anche un modo di dire) ma a noi ragazzi sembrava ancor più lungo, perché non vedevamo l’ora di sfogare la nostra voglia di suonare quegli strumenti in chiesa.
El Passio
Cantà el Passio l’era en privilegio de pochi e i novi i vegnia cioti inte sol cande che en vecio moria e dopo tante proe.
I se metea su in tel coro, en grupo per banda del altar.
Le os baritonali le era chele dei pi veci, me recorde l’Angelo Monec, el Rafaelo Bet e dopo el Gino dei Due; fra le tenorili l’era el Lino Russo, el Bepi Due e altri che no recorde. Na roba però me ricorde ben. I doi che se savea pi bravi, coi se catea via in coperativa a beve en ombra, i se disea l’un l’alter: doi i sa cantà ben el Passio….Un te e ti e…chel alter stà ti a dilo.
Traduzione.
Era un privilegio di pochi quello di cantare il Passio in chiesa e i nuovi cantori venivano generalmente ammessi alla morte di qualche componente e dopo varie prove. I cantori si disponevano nel coro in due gruppi posti ai due lati dell’altare. Le voci baritonali erano generalmente quelle dei più vecchi: ricordo Angelo Monech, Raffaello Bet e poi Gino Due; fra le tenorili Lino Russo, Beppi Due ed altri che non ricordo. Una cosa però ricordo bene. I due che si reputavano i migliori, quando si ritrovavano a bere un bicchiere di vino al bar della cooperativa, uno diceva all’altro: sono due quelli che san cantare bene il Passio, uno sei tu e l’altro spetta a te dirlo.
lunedì 8 aprile 2013
MOBILITAZIONE CONTRO LA CENTRALE SUL TORRENTE SARZANA 11/04/2013
Pubblicato da
Luca Pollazzon
ASS. PESCATORI “ VAL SARZANA”
Giovedì 11 aprile 2013 ore 10:00 presso il Comune ci sara’ il sopralluogo dei funzionari addetti alla stesura del verbale, per la fattibilità della Centralina che dovrebbe sorgere sul torrente Sarzana in località Ponte (strada verso Digoman). La presa a monte sarà in località immediatamente sottostante il “Sarda Ranch” a Frassenè, per un progetto e appena più in fuori, per gli altri due.
Chiunque puo’ ancora portare delle osservazioni a riguardo dei progetti in questa e ultima occasione : proprietari di terreni interessati, pescatori, ambientalisti, liberi cittadini e persone a cui sta a cuore ancora il nostro paese e il nostro ambiente.
LO VOGLIAMO REGALARE AI PRIVATI? CHE VOGLIONO FARE I SOLDI CON LE NOSTRE ACQUE, DISTRUGGENDO IL NOSTRO AMBIENTE E CHE IN PIU’ RICEVERANNO UN CONTRIBUTO STATALE PER FARLO? CHE NATURALMENTE PAGHERETE VOI?!
Abbiamo stampato e posto nei bar i progetti per chi volesse visionarli, PENSATECI.
COSA LASCEREMO AI GIOVANI NEL FUTURO?
** APPUNTAMENTO A GIOVEDI’ 10 APRILE ORE 10.00 **
….MUOVIAMOCI ORA! DOPO SARA’ TROPPO TARDI!!
sabato 6 aprile 2013
NO ALLA CENTRALE ELETTRICA SUL SARZANA
Pubblicato da
Luca Pollazzon
Ecco il documento che motiva il nostro fermo NO alla realizzazione della centrale elettrica sul Torrente Sarzana, (già sfruttato da altri impianti) nel comune di Voltago Agordino.
“Val Sarzana”
32020 VOLTAGO AGORDINO (BL)
Voltago Agordino, 05/04/2013
Regione Veneto - Provincia di Belluno
Sportello Unico per il Demanio Idrico
Via I. Caffi angolo Via Loreto
32100 Belluno
Oggetto: Ordinanza di istruttoria congiunta n. 8 del 28/02/2013.Ordinanza di sopraluogo in relazione alle richieste di derivazione idrica dal torrente Sarzana presentate dalla Società Tecnoespe S.r.l. in data 18/11/2011 (BUR n. 18 del 02/03/2012) ed, in concorrenza dalla società Zollet Ingegneria S.r.l. in data 05/03/2012 (BUR n. 48 del 22/06/2012) e dalla Società Idroelettrica Alpina S.r.l. in data 02/04/2012 (BUR n. 48 del 22/06/2012).
ASSOCIAZIONE PESCATORI SPORTIVI
“Val Sarzana”
32020 VOLTAGO AGORDINO (BL)
Voltago Agordino, 05/04/2013
Spett.li
Regione Veneto - Provincia di Belluno
Sportello Unico per il Demanio Idrico
Via I. Caffi angolo Via Loreto
32100 Belluno
Oggetto: Ordinanza di istruttoria congiunta n. 8 del 28/02/2013.Ordinanza di sopraluogo in relazione alle richieste di derivazione idrica dal torrente Sarzana presentate dalla Società Tecnoespe S.r.l. in data 18/11/2011 (BUR n. 18 del 02/03/2012) ed, in concorrenza dalla società Zollet Ingegneria S.r.l. in data 05/03/2012 (BUR n. 48 del 22/06/2012) e dalla Società Idroelettrica Alpina S.r.l. in data 02/04/2012 (BUR n. 48 del 22/06/2012).
Inviamo le seguenti osservazioni.
L’ Associazione Pescatori Sportivi "Val Sarzana" e la Comunità di Voltago Agordino hanno già manifestato più volte l’assoluta contrarietà all’iper sfruttamento idrico del torrente Sarzana, peraltro già interessato da due distinte derivazioni a scopo idroelettrico che penalizzano in modo importante l’ ambiente e il naturale flusso delle acque. Il tutto è testimoniato dalle 660 firme raccolte e già depositate in Regione Veneto di cui Vi alleghiamo copia.
Ciò nonostante si intende ulteriormente deturpare, cementificare e "mutilare" il torrente in un tratto ad alto valore ambientale, turistico e storico.
Infatti la zona che verrebbe interessata dall’ opera, ricade all’ interno del cosiddetto "percorso vitae", realizzato dall’ Amministrazione Comunale per far ancor più apprezzare a valligiani e turisti il prezioso e incontaminato paesaggio naturale che ovviamente include in primis il corso d’ acqua.
La zona inoltre, per la sua particolarità ambientale è sempre più spesso meta di scolaresche guidate da insegnanti e personale esperto che hanno il fine di sensibilizzare i più giovani al rispetto dell’ ambiente e alla sua conoscenza.
Ricordiamo poi che un ulteriore riduzione della naturale portata delle acque, causa irrimediabilmente la modifica della vegetazione presente in alveo provocando una crescita innaturale degli arbusti che in caso di piena ed eventuale sradicamento diventerebbero una seria minaccia per le vie di comunicazione (soprattutto ponti) che si vengono a trovare a valle delle opere di presa, cosa già sfiorata nell’autunno 1993. Fortunatamente in quel periodo la vegetazione sui bordi era limitata grazie al naturale deflusso e quindi il ponte sul Sarzana ebbe danni contenuti.
Il torrente inoltre è da 33 anni curato, per quanto riguarda la fauna ittica, da codesta associazione (che conta oltre 100 iscritti) che si impegna costantemente nelle immissioni e nel controllo del territorio per il corretto mantenimento delle condizioni più naturali possibili, già gravemente compromesse dalle altre due opere di derivazione esistenti. Negli anni passati l’Associazione si è impegnata anche, con successo, al completo ripristino e recupero delle sponde dai rifiuti lasciati durante il corso degli anni, ridando all’ ambiente e al torrente la dignità e la bellezza che una zona di montagna ora “Patrimonio dell’ Umanità” gli compete.
Questo permette in più di avere un ritorno turistico sul nostro territorio di pescatori che vengono ad esercitare la pesca sportiva e nel contempo apprezzare l’ambiente che li circonda.
La nostra associazione promuove inoltre, grazie alle apprezzate e pescose acque del Sarzana, giornate dedicate all’ insegnamento della pesca ai suoi iscritti più piccoli, avvicinandoli così alla natura e alla conoscenza del territorio in cui vivono. Cosa da non sottovalutare in questi periodi dove l’ informatica sembra essere il solo motivo di svago per i più giovani.
Va sottolineato che i nostri territori ricadono nel bene seriale e naturale Dolomiti Unesco e che le punte di diamante ritenuti patrimonio dell’ umanità sono paesaggio e geologia, l’ acqua evidentemente regola questo patrimonio. Pertanto e’ NOSTRO E VOSTRO DOVERE salvaguardare il territorio nella sua integrità comprese le acque. Perché è questo che vuole l’ Unesco: il mantenimento totale di questo patrimonio.
Inoltre nel caso fossero approvate le domande in oggetto, il loro contributo energetico sarebbe insignificante rispetto al totale della produzione nazionale che dipende quasi unicamente dai grandi impianti, mentre l’impatto ambientale paesaggistico nel nostro caso sarebbe enorme e comprometterebbe inoltre l’ area che vede nel turismo , con ambiente e paesaggi, una delle principali fonti di reddito per l’ economia locale. Pertanto a fronte di un utilizzo di un bene presente sul territorio non prevede nessun beneficio per lo stesso, anzi ci rimette.
Ci sorge spontaneo il raffronto tra come viene tutelato il nostro territorio e quello delle regioni limitrofe, ad esempio il tanto blasonato Trentino Alto Adige, dove la valorizzazione e la tutela dell’ambiente e territorio ha la massima considerazione con un indiscusso ritorno economico. Mentre noi con un ambiente di pari o addirittura maggiore bellezza, non solo non riusciamo a valorizzarlo ma lasciamo che venga compromesso in modo irrimediabile.
Con il 90% delle acque del bacino della Piave artificializzate con oltre 200 chilometri di tubature e condotte che attraversano le nostre valli e più di 130 richieste di nuove concessioni (numero che continua ad aumentare) sul restante 10% dei corsi d'acqua ancora inalterati, evidentemente, non siamo bravi come loro.
IN CONCLUSIONE
Per quanto finora espresso, l’ Associazione Pescatori Sportivi "Val Sarzana" e i 660 firmatari della petizione esprimono la loro assoluta contrarietà alla realizzazione di qualsiasi altra opera idroelettrica sul torrente Sarzana ed eventuali affluenti.
Distinti Saluti
Il Direttivo
L’ Associazione Pescatori Sportivi "Val Sarzana" e la Comunità di Voltago Agordino hanno già manifestato più volte l’assoluta contrarietà all’iper sfruttamento idrico del torrente Sarzana, peraltro già interessato da due distinte derivazioni a scopo idroelettrico che penalizzano in modo importante l’ ambiente e il naturale flusso delle acque. Il tutto è testimoniato dalle 660 firme raccolte e già depositate in Regione Veneto di cui Vi alleghiamo copia.
Ciò nonostante si intende ulteriormente deturpare, cementificare e "mutilare" il torrente in un tratto ad alto valore ambientale, turistico e storico.
Infatti la zona che verrebbe interessata dall’ opera, ricade all’ interno del cosiddetto "percorso vitae", realizzato dall’ Amministrazione Comunale per far ancor più apprezzare a valligiani e turisti il prezioso e incontaminato paesaggio naturale che ovviamente include in primis il corso d’ acqua.
La zona inoltre, per la sua particolarità ambientale è sempre più spesso meta di scolaresche guidate da insegnanti e personale esperto che hanno il fine di sensibilizzare i più giovani al rispetto dell’ ambiente e alla sua conoscenza.
Ricordiamo poi che un ulteriore riduzione della naturale portata delle acque, causa irrimediabilmente la modifica della vegetazione presente in alveo provocando una crescita innaturale degli arbusti che in caso di piena ed eventuale sradicamento diventerebbero una seria minaccia per le vie di comunicazione (soprattutto ponti) che si vengono a trovare a valle delle opere di presa, cosa già sfiorata nell’autunno 1993. Fortunatamente in quel periodo la vegetazione sui bordi era limitata grazie al naturale deflusso e quindi il ponte sul Sarzana ebbe danni contenuti.
Il torrente inoltre è da 33 anni curato, per quanto riguarda la fauna ittica, da codesta associazione (che conta oltre 100 iscritti) che si impegna costantemente nelle immissioni e nel controllo del territorio per il corretto mantenimento delle condizioni più naturali possibili, già gravemente compromesse dalle altre due opere di derivazione esistenti. Negli anni passati l’Associazione si è impegnata anche, con successo, al completo ripristino e recupero delle sponde dai rifiuti lasciati durante il corso degli anni, ridando all’ ambiente e al torrente la dignità e la bellezza che una zona di montagna ora “Patrimonio dell’ Umanità” gli compete.
Questo permette in più di avere un ritorno turistico sul nostro territorio di pescatori che vengono ad esercitare la pesca sportiva e nel contempo apprezzare l’ambiente che li circonda.
La nostra associazione promuove inoltre, grazie alle apprezzate e pescose acque del Sarzana, giornate dedicate all’ insegnamento della pesca ai suoi iscritti più piccoli, avvicinandoli così alla natura e alla conoscenza del territorio in cui vivono. Cosa da non sottovalutare in questi periodi dove l’ informatica sembra essere il solo motivo di svago per i più giovani.
Va sottolineato che i nostri territori ricadono nel bene seriale e naturale Dolomiti Unesco e che le punte di diamante ritenuti patrimonio dell’ umanità sono paesaggio e geologia, l’ acqua evidentemente regola questo patrimonio. Pertanto e’ NOSTRO E VOSTRO DOVERE salvaguardare il territorio nella sua integrità comprese le acque. Perché è questo che vuole l’ Unesco: il mantenimento totale di questo patrimonio.
Inoltre nel caso fossero approvate le domande in oggetto, il loro contributo energetico sarebbe insignificante rispetto al totale della produzione nazionale che dipende quasi unicamente dai grandi impianti, mentre l’impatto ambientale paesaggistico nel nostro caso sarebbe enorme e comprometterebbe inoltre l’ area che vede nel turismo , con ambiente e paesaggi, una delle principali fonti di reddito per l’ economia locale. Pertanto a fronte di un utilizzo di un bene presente sul territorio non prevede nessun beneficio per lo stesso, anzi ci rimette.
Ci sorge spontaneo il raffronto tra come viene tutelato il nostro territorio e quello delle regioni limitrofe, ad esempio il tanto blasonato Trentino Alto Adige, dove la valorizzazione e la tutela dell’ambiente e territorio ha la massima considerazione con un indiscusso ritorno economico. Mentre noi con un ambiente di pari o addirittura maggiore bellezza, non solo non riusciamo a valorizzarlo ma lasciamo che venga compromesso in modo irrimediabile.
Con il 90% delle acque del bacino della Piave artificializzate con oltre 200 chilometri di tubature e condotte che attraversano le nostre valli e più di 130 richieste di nuove concessioni (numero che continua ad aumentare) sul restante 10% dei corsi d'acqua ancora inalterati, evidentemente, non siamo bravi come loro.
IN CONCLUSIONE
Per quanto finora espresso, l’ Associazione Pescatori Sportivi "Val Sarzana" e i 660 firmatari della petizione esprimono la loro assoluta contrarietà alla realizzazione di qualsiasi altra opera idroelettrica sul torrente Sarzana ed eventuali affluenti.
Distinti Saluti
Il Direttivo
mercoledì 3 aprile 2013
LE PULITHIE DE PASCA
Pubblicato da
Luca Pollazzon
La Pasqua è ormai trascorsa, ma grazie a nuovi preziosi contributi di Nino Gnech, rimaniamo sull'argomento e per dare modo di comprendere lo scritto anche a chi non mastica proprio bene il dialetto locale, il tutto è associato a traduzione in lingua Italiana a cura della sua gentile consorte...
Riprendiamo pertanto da oggi la pubblicazione di "noi che na olta"... alcuni spaccati dei tempi trascorsi, in questo caso in tema Pasquale.
Buona Lettura!
Dopo en invern crudo e che se
avea dovest fa tant foc in tel larin e anca in tel fornel, le cusine e le caminathe le era negre de fum e ogni
fameia per Pasca, la ghe cenia a daghe ‘na netada. I disea : fon en cin le
pulithie de Pasca (o de primavera). Se el temp el era bon e no l’era altri
laori pi importanti , se ghe dea na man de bianco co la calthina o magari anca
doi o trei se ocorea, ma chesto no tutti i ani. Un dei laori che ghe era dat ai
boce l’era la lustradura dele cadene. La cadena del larin, dopo en an de foc de
stith e dasse, la era negra de calidem che calche olta el fea fin le gothe.
Alora i veci, i la destachea dal camin e i ghe la dea ai boce da netà. Ma l’era
en dogo!!! Le cadene le vegnia strasinade, insieme, per le strade ingiarade o
col salesà; le fea en bacan infernal;
parea “la catha selvarega” contada in te le berte…..e noi boce se se godea
tant. Intant le cadene le se netea dal calidem e le vegnia bele lustre. Chesto
l’era el contributo de noi bocete ale pulithie de Pasca, co la sperantha che la
mare, a cont, la ne dese calche vof,
incolori de dal co le foie de theola, per n’da a strucà coi altri el di de
Pasca.
Traduzione.
Dopo un inverno rigido per
cui si era dovuto fare molto fuoco sia nel caminetto sia nel fornello, le
cucine e il locale del caminetto erano nere di fumo ed ogni famiglia ci teneva
ripulirle per Pasqua. Dicevano: facciamo un po’di pulizie di Pasqua. Se il
tempo era buono e non c’erano lavori più importanti da fare si imbiancavano i
locali con calcina, data a più mani secondo la necessità
ed il tempo a disposizione. Ma non lo si faceva tutti gli anni.
Un lavoro che era demandato
ai ragazzi era la pulitura delle catene del
focolare: Dopo un anno di fuoco con legno e sterpaglie le catene
preposte al sostegno del paiolo nel camino
erano nere, incrostate di fuliggine. Un anziano le staccava del camino e
le consegnava ai ragazzi perchè le pulissero lucidandole ben bene.
Questo per loro era un gioco!!
Le trascinavano in gruppo per
le strade in ghiaia e quelle con
l’acciottolato, di corsa . Le catena facevano un chiasso infernale che sembrava
la”caccia selvatica” raccontata nelle vecchie storielle di paese…. e noi
ragazzi ci divertivamo tanto. Così le
catene si pulivano dalla fuliggine e diventavano lucide.
Questo era il contributo di
noi ragazzi alle pulizie di Pasqua, con la speranza che la mamma,in cambio, ci
desse qualche uovo sodo, colorato di giallo con le foglie di cipolla, per
andare a sfidare gli altri ragazzi il giorno di Pasqua.
Il gioco consisteva nel battere le uova, una contro l’altra, vinceva chi aveva l’uovo più duro che rimaneva intatto e guadagnava
tutte le uova che si erano rotte.
lunedì 25 marzo 2013
MONTREUX VIEUX NEL CUORE
Pubblicato da
Luca Pollazzon
Di Gabriele Riva
Caro diario,
adesso che è sera sto ripensando alla lunga giornata appena trascorsa qui a Montreux Vieux.
Alla corsa mattutina, sotto la pioggia, lungo il canale che arriva alla chiusa, alla colazione preparata dai coniugi Beauseigneur che ci ospitano in questi tre giorni. Penso alle prove per lo spettacolo fatte alla Sala delle Feste e allo spettacolo stesso messo in scena nell’ex Tempio protestante, ora Sala delle Associazioni. Penso ai tanti che ci hanno applaudito, che si sono emozionati, che si sono commossi. Rivedo i visi degli italiani, ora cittadini francesi, che ci osservano ballare con lo sguardo ma che con la memoria ritornano alla loro gioventù quando attorno a loro svettavano le Dolomiti e si parlava dialetto. Adesso che è sera vedo l’allegria malinconica di tutte le famiglie di questo paesino dell’Alsazia che hanno preso a cuore il nostro, che ora è loro fratello gemello.
Li vedo mangiare con noi al pranzo ufficiale di questa nostra terza visita spensierati e allegri, ma con il rammarico di chi vede vicina la nostra partenza, l’indomani mattina.
Questa sera faremo l’ultima cena, ognuno con la propria famiglia gemella. Parleremo della giornata appena trascorsa, della visita a Strasburgo del giorno prima, della loro prossima visita in terra italiana. Rideremo di quanto non siamo riusciti a capirci perché l’uno non parla la lingua dell’altro, ma anche di quanto l’intesa non arrivi solo con le parole ma come basti un minimo sguardo o un cenno.
![]() |
Questa edizione del gemellaggio Voltago-Montreux Vieux è rimarrà nel cuore di molti, anche dei componenti del gruppo folk, chiamati lì per aprire la Settimana della Cultura organizzata dalla municipalità locale, che visitavano il paesino francese per la prima volta. I loro commenti più frequenti dicevano di sorpresa per un’esperienza così inaspettatamente positiva sotto il profilo umano, parlavano di meraviglia per la semplicità e la disponibilità dimostrata dalle famiglie d’Oltralpe e anche di grande soddisfazione per quanto fatto, visto e trascorso.
![]() |
| CLICCARE SULL'IMMAGINE PER VISUALIZZARE ESTESA |
Sarà altrettanto emozionante rivedere, speriamo presto, i Montreuxvieuxiani ospiti nelle nostre case per fargli rivivere le nostre stesse emozioni.
Gabriele
domenica 17 marzo 2013
QUESTIONARIO SULLE DOLOMITI
Pubblicato da
Luca Pollazzon
Grazie alla segnalazione di Maya, che facciamo nostra... avvisiamo che se volete impegnare 5 minuti del vostro tempo, è online un interessante questionario sulle DOLOMITI e l'UNESCO e alla fine potete dire anche la vostra.....
Cliccare QUI per visualizzare il questionario
mercoledì 13 marzo 2013
PASKA
Pubblicato da
Luca Pollazzon
PASKA
di Attilio Pietrogiovanna
Adess la e’ alta o bassa,na olta no se ghe fea caso,e la ndea ben istes,
el ton el se desedea,e l’aria pi tepida, la ne parea verso la bona staion.
Se sbianchedea co la kalthina, kusina e kaminatha, le altre stanthe pi da rostogn,
Se netea : la busa del trala, e se spandea tut per i pra’,
la fornela, thercoi e tubi.
Se spathea con quattro rame de peth ligade insieme,
i kamin incuthignadi dal kalidem, che noi ciapese foc .
Co la sabbia fina,farina da polenta el aseo,
se lustrea i seci, cathot, scuglier ,piroi e padele.
La cadena del larin da lustra’…strasinada per la strada ingiarada, el brandol de fora,
Brenta e lavatoio netadi polito col broschin.
Col restel se curea i pra… solvere, sas, ram, e tut el stram do per la val,
calche stangada e termen bisognea cambiali.
Rivea i conthe su per le Caorere,i tornea a casa, la staion la era finida,
I veci i se fea el beerot co le ortighe.
Campane ligade… sgree ai boce, batole ai pi grandi ,
ala funthion calche colpo el scampea,
e …al santus se sonea al posto del campanel,
e fini’ la funthion, in te cesa e de fora:come na catha selvarega.
Vof piturai con le skuse delle theole o ortiche,
chei de pepola l’era i pi bei,
fora de cesa, su per el kanton del mur se ghe tirea con thinquanta franchi.
La mare la metea sot coca.
Se portea a casa el olif… anca per benedi’ i mort,
kalchedun nol ghe l’aea fata a pasa’ fora l’invern.
Se dughea…marmoline, , kuk, matha al bot, thercol,
salta museta e pi tardi a bala buseta.
Strasegne che ndea di’ e not, e sot, el kaldrol da polenta el se netea.
Se metea ia le galofe, dalmede, sabo’ e se tirea fora i skarpet
Si … i skarpet novi , braghe curte e la britola inte skarsela,
co le pole de sales se fea i subiot ,pi tardi el fea i gatoi.
Se portea a casa le ultime legne,e se preparea le arte per i laori dei camp.
En car coi kavai el menea ia le gremene dal tason de le taie.
Se portea la grasa col darlin in tei camp, prima de fraca’ do’ e semena’ patate e sork.
Le piante le skominthiea a buta’ e se katea i primi radici.
El diegol el avaria abu’ goia de ghirlande , ma l’era bonora…
El melester el ndea in amor, le sake no le cenia..
El stradin el netea tutti i tombin,kunete, el butea giara in tele buse
kalche om el skominthiea a fase la giornada ala tot (todt).
Se desedea anca le solve,
I osei i scominthiea a paciola,’
ma le thirighe no l’e’ era ancora rivade.
El piof inte……..bisogna nda’ sul kuert a sistema’ le skandole,
riva el Piero Duro con na koada de porthei.. tuti ghen ciol un.
Se sent un che osa… strathe..ossi..ferro vecio.. pei de conicio.
Passa el kromer da Lamon co la so kasela.. el se senta do inte kusina
.. parona cioleme kalcosa, no ve ocor gnent?… gusele, elastici ,rochet de fil, botoi
e nol kamina fin che no te konpra valk.
Stasera ndone a rane inte in Piane,?..mi cioe el restel … la lampada a carburo ciola ti.
El mastel dai kraut el ha quasi toca el font.
En fantolin el se neta el nas con na manega,
el pianth parche’ el sa sporca’ el betin inte la pacieka.
Passa Don Giuseppe a benedi’ le case, con doi daghet e na thesta per i vof, el ha ancora i grif.
Sui or de la Salthana l’e’ sponta’ le viole e le maradele, e su per le Mandre i fior de la rogna.
Al pustern le ancora calche macia de nef.
El sol el pasa sora al Poi, le giornade le se slonga e le ombrie le se scurta.
Siii…l’e’ riva’Paska !
Che bel…chel di’ el disna’ el era en cin meio, colombe e vof de cicolata no ghe naon mai vist,
ma sion deventadi grandi istes.
Attilio Pietrogiovanna Febbraio 2013
el ton el se desedea,e l’aria pi tepida, la ne parea verso la bona staion.
Se sbianchedea co la kalthina, kusina e kaminatha, le altre stanthe pi da rostogn,
Se netea : la busa del trala, e se spandea tut per i pra’,
la fornela, thercoi e tubi.
Se spathea con quattro rame de peth ligade insieme,
i kamin incuthignadi dal kalidem, che noi ciapese foc .
Co la sabbia fina,farina da polenta el aseo,
se lustrea i seci, cathot, scuglier ,piroi e padele.
La cadena del larin da lustra’…strasinada per la strada ingiarada, el brandol de fora,
Brenta e lavatoio netadi polito col broschin.
Col restel se curea i pra… solvere, sas, ram, e tut el stram do per la val,
calche stangada e termen bisognea cambiali.
Rivea i conthe su per le Caorere,i tornea a casa, la staion la era finida,
I veci i se fea el beerot co le ortighe.
Campane ligade… sgree ai boce, batole ai pi grandi ,
ala funthion calche colpo el scampea,
e …al santus se sonea al posto del campanel,
e fini’ la funthion, in te cesa e de fora:come na catha selvarega.
Vof piturai con le skuse delle theole o ortiche,
chei de pepola l’era i pi bei,
fora de cesa, su per el kanton del mur se ghe tirea con thinquanta franchi.
La mare la metea sot coca.
Se portea a casa el olif… anca per benedi’ i mort,
kalchedun nol ghe l’aea fata a pasa’ fora l’invern.
Se dughea…marmoline, , kuk, matha al bot, thercol,
salta museta e pi tardi a bala buseta.
Strasegne che ndea di’ e not, e sot, el kaldrol da polenta el se netea.
Se metea ia le galofe, dalmede, sabo’ e se tirea fora i skarpet
Si … i skarpet novi , braghe curte e la britola inte skarsela,
co le pole de sales se fea i subiot ,pi tardi el fea i gatoi.
Se portea a casa le ultime legne,e se preparea le arte per i laori dei camp.
En car coi kavai el menea ia le gremene dal tason de le taie.
Se portea la grasa col darlin in tei camp, prima de fraca’ do’ e semena’ patate e sork.
Le piante le skominthiea a buta’ e se katea i primi radici.
El diegol el avaria abu’ goia de ghirlande , ma l’era bonora…
El melester el ndea in amor, le sake no le cenia..
El stradin el netea tutti i tombin,kunete, el butea giara in tele buse
kalche om el skominthiea a fase la giornada ala tot (todt).
Se desedea anca le solve,
I osei i scominthiea a paciola,’
ma le thirighe no l’e’ era ancora rivade.
El piof inte……..bisogna nda’ sul kuert a sistema’ le skandole,
riva el Piero Duro con na koada de porthei.. tuti ghen ciol un.
Se sent un che osa… strathe..ossi..ferro vecio.. pei de conicio.
Passa el kromer da Lamon co la so kasela.. el se senta do inte kusina
.. parona cioleme kalcosa, no ve ocor gnent?… gusele, elastici ,rochet de fil, botoi
e nol kamina fin che no te konpra valk.
Stasera ndone a rane inte in Piane,?..mi cioe el restel … la lampada a carburo ciola ti.
El mastel dai kraut el ha quasi toca el font.
En fantolin el se neta el nas con na manega,
el pianth parche’ el sa sporca’ el betin inte la pacieka.
Passa Don Giuseppe a benedi’ le case, con doi daghet e na thesta per i vof, el ha ancora i grif.
Sui or de la Salthana l’e’ sponta’ le viole e le maradele, e su per le Mandre i fior de la rogna.
Al pustern le ancora calche macia de nef.
El sol el pasa sora al Poi, le giornade le se slonga e le ombrie le se scurta.
Siii…l’e’ riva’Paska !
Che bel…chel di’ el disna’ el era en cin meio, colombe e vof de cicolata no ghe naon mai vist,
ma sion deventadi grandi istes.
Attilio Pietrogiovanna Febbraio 2013
martedì 5 marzo 2013
GIORNATA PER L'ANIMA AL PARCO LAGHETTI
Pubblicato da
Luca Pollazzon
Il giorno 10/03/2013
presso il
Parco Laghetti di Frassenè
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martedì 26 febbraio 2013
SKI RACE FRASSENE' - RIF. SCARPA
Pubblicato da
Luca Pollazzon
SKI RACE FRASSENE' - RIF. SCARPA
cronoscalata di scialpinismo non competitiva
dislivello 650 mt sviluppo 5,5 km
DOMENICA 3 MARZO 2013
PROGRAMMA:
ORE 8.30 apertura iscrizioni e ritiro pacco gara presso Little Bar di Frassenè Agordino.
ORE 9.45 chiusura iscrizioni.
ORE 10.00 partenza gara in linea dal piazzale della Chiesa.
ISCRIZIONI:
Negozio Caldart Sport Agordo 0437.62836
Uff. Turistico di Agordo 0437.62105
Online: www.coopelsac.eu
Quota Iscrizione € 16.00
Premi podi femminili e maschili
Gadget tecnico by La Sportiva
Pasta party e bibita
Organizzazione
Caldart Sport by Kavestrel snc
Società Cooperativa El Sac a r l
giovedì 21 febbraio 2013
VOLTAGO - MONTREUX VIEUX 15-18/03/2013
Pubblicato da
Luca Pollazzon
COMUNE DI VOLTAGO AGORDINO
Provincia di Belluno
VOLTAGO – MONTREUX-VIEUX
15 – 18 marzo 2013
SI PORTA A CONOSCENZA DELLA CITTADINANZA CHE IL COMUNE DI MONTREUX-VIEUX HA ORGANIZZATO, NEI GIORNI DAL 17 AL 24 MARZO 2013, “LA SETTIMANA CULTURALE” ALLA QUALE SARA’ PRESENTE ANCHE IL COMUNE DI VOLTAGO DAL 15 AL 18.03.2013.
PARTECIPERA’ ALLA MANIFESTAZIONE ANCHE IL NOSTRO GRUPPO FOLK “I LADIN DEL POI CHE BALA”.
PER TALE OCCASIONE VERRA’ ORGANIZZATO APPOSITO PULLMAN.
SI COMUNICA, CHE ALLA DATA ODIERNA, RISULTANO DISPONIBILI 25 POSTI E LA QUOTA, PER LE SPESE DI VIAGGIO, AMMONTA AD €. 60,00 PER PERSONA.
CHI VOLESSE PARTECIPARE A TALE EVENTO E’ INVITATO A COMUNICARE IN TEMPI BREVI IL PROPRIO NOMINATIVO PRESSO GLI UFFICI COMUNALI VERSANDO, CONTESTUALMENTE, LA SUDDETTA SOMMA DI €. 60,00.
SI FA PRESENTE INOLTRE, CHE L’ASSEGNAZIONE DEI POSTI AVVERRA’ IN ORDINE CRONOLOGICO DI PRENOTAZIONE FINO AL RAGGIUNGIMENTO DEL NUMERO MASSIMO DISPONIBILE.
Voltago, lì 20.02.2013
IL SINDACO
ZANVIT Bruno
martedì 5 febbraio 2013
SULLE TRACCE DEI CAMOSCI - VIDEO
Pubblicato da
Luca Pollazzon
Nuovo stupendo video di Leonet Channel...
Buona Visione!!
Buona Visione!!
mercoledì 30 gennaio 2013
UN FIL DI FUMO
Pubblicato da
Luca Pollazzon
Di Cherubino Miana
Abitavo con i nonni nella grande casa quasi al limite del bosco, sopra di noi alcuni prati sfalciati con lunghe siepi di nocciolo dove tendevamo le trappole per i pettirossi, poi i terreni comunali adatti a pascolo con boschi di abete rosso e larice. L'autunno dava diritto ad ogni famiglia di una certa quantità di legnatico, in genere era ramaglia di qualche lotto boschivo dopo che i tronchi erano stati portati in segheria, ognuno aveva una certa area da ripulire di rami e cimase, tutto ciò per scaldarsi d'inverno. C'era vicino a noi una povera vecchina, sempre vestita di scuro che abitava in una piccola casa di tre stanze, una cucina con annessa piccola stalla dove teneva due capre al pian terreno e due stanzette da letto al piano superiore, una scala esterna collegava la cucina alle camere e il tetto era così basso che su un angolo uno di noi se saliva in groppa all'altro riusciva a camminarci sopra.
Noi ragazzi in quel periodo eravamo molto uniti ed un bel gruppo, naturalmente il tempo libero era molto e così la tendenza di far dispetti. L'estate lo passavamo a catturare vipere con una bottiglia nella quale mettevamo un po' di latte rubato alle mucche che pascolavano, ci davano cinquecento lire a vipera in farmacia e per noi erano un sacco di soldi, ne prendevamo due o tre al giorno e ci dividevamo il guadagno. Ogni tanto andavamo a far dispetti alla vecchietta, uno saliva sul tetto e gli metteva delle frasche di abete nel camino e quando lei accendeva il fuoco la cucina si riempiva di fumo, noi andavamo a trovarla allora, la sua porta era sempre aperta e ci potevi entrare, lei si perdeva in quell'atmosfera che sembrava la nebbia delle pianure e si lamentava del camino che non tirava.
Abitavo con i nonni nella grande casa quasi al limite del bosco, sopra di noi alcuni prati sfalciati con lunghe siepi di nocciolo dove tendevamo le trappole per i pettirossi, poi i terreni comunali adatti a pascolo con boschi di abete rosso e larice. L'autunno dava diritto ad ogni famiglia di una certa quantità di legnatico, in genere era ramaglia di qualche lotto boschivo dopo che i tronchi erano stati portati in segheria, ognuno aveva una certa area da ripulire di rami e cimase, tutto ciò per scaldarsi d'inverno. C'era vicino a noi una povera vecchina, sempre vestita di scuro che abitava in una piccola casa di tre stanze, una cucina con annessa piccola stalla dove teneva due capre al pian terreno e due stanzette da letto al piano superiore, una scala esterna collegava la cucina alle camere e il tetto era così basso che su un angolo uno di noi se saliva in groppa all'altro riusciva a camminarci sopra.
Noi ragazzi in quel periodo eravamo molto uniti ed un bel gruppo, naturalmente il tempo libero era molto e così la tendenza di far dispetti. L'estate lo passavamo a catturare vipere con una bottiglia nella quale mettevamo un po' di latte rubato alle mucche che pascolavano, ci davano cinquecento lire a vipera in farmacia e per noi erano un sacco di soldi, ne prendevamo due o tre al giorno e ci dividevamo il guadagno. Ogni tanto andavamo a far dispetti alla vecchietta, uno saliva sul tetto e gli metteva delle frasche di abete nel camino e quando lei accendeva il fuoco la cucina si riempiva di fumo, noi andavamo a trovarla allora, la sua porta era sempre aperta e ci potevi entrare, lei si perdeva in quell'atmosfera che sembrava la nebbia delle pianure e si lamentava del camino che non tirava.

Allora le dicevamo, te lo puliamo noi il camino e uno di noi saliva in cima, toglieva i rami di abete e tutto si sistemava. Lei ci ringraziava e ci dava una patata di quelle “chegole”...piccole insomma, messe a cuocere sotto la cenere, ci donava una parte della sua cena. Il marito penso fosse morto perchè non lo vidi mai a casa ed una figlia era al lavoro a Milano, a servizio da certi signori diceva lei. Le sue capre erano famose tra i malgari, perchè quella più vecchia, dopo due giorni che era in malga diventava capobranco di ben quattrocento capre. I malgari la chiamavano con il nome della padrona”La siegata grande” mentre l’altra era “La siegata piccola”, diventata capobranco la mattina era lei che sceglieva i pascoli alti e se volevi spostare il branco dovevi chiamare lei che veniva solo se vedeva che avevi del sale grosso sul palmo della mano.
Erano ste due capre l'unico sostentamento di questa vecchina, le patate gliele davano altri che possedevano campi ed un po’ di formaggio e burro glieli mandava sempre la nonna in modo che potesse passare l’inverno....me lo ricordo un etto di burro ogni chilo che si portava dal caseificio e così per il formaggio, ma oltre alla nonna probabilmente contribuivano molti altri, una volta l’aiuto tra vicini era d’uso. Quel camino annerito ogni tanto prendeva fuoco, lei lasciava che il “Calidem” bruciasse e poi come nulla fosse riprendeva come prima. Il fatto, diceva era che i rami di abete sporcavano molto con la loro resina ed era per quello che il camino si incendiava.
Un giorno vedemmo che il camino non fumava al mattino e neppure il pomeriggio, era scomparso un segno di vita ed era scomparsa lei, la vecchietta che viveva sola nella sua cucina nera di fuliggine.
Erano ste due capre l'unico sostentamento di questa vecchina, le patate gliele davano altri che possedevano campi ed un po’ di formaggio e burro glieli mandava sempre la nonna in modo che potesse passare l’inverno....me lo ricordo un etto di burro ogni chilo che si portava dal caseificio e così per il formaggio, ma oltre alla nonna probabilmente contribuivano molti altri, una volta l’aiuto tra vicini era d’uso. Quel camino annerito ogni tanto prendeva fuoco, lei lasciava che il “Calidem” bruciasse e poi come nulla fosse riprendeva come prima. Il fatto, diceva era che i rami di abete sporcavano molto con la loro resina ed era per quello che il camino si incendiava.
Un giorno vedemmo che il camino non fumava al mattino e neppure il pomeriggio, era scomparso un segno di vita ed era scomparsa lei, la vecchietta che viveva sola nella sua cucina nera di fuliggine.
martedì 29 gennaio 2013
CARNEVAL SOT L'AGNER 10/02/2013
Pubblicato da
Luca Pollazzon
- Ore 14.00 sfilata per le vie di Frassenè
- Ore 15.00 ritrovo sul piazzale della chiesa di Voltago
- Ore 15.30 Sfilata lungo le vie di Voltago
- ore 16.30 Divertimento nella sala Parrocchiale con l'animazione del Gruppo Giovani
In caso di maltempo, la festa si svolgerà nella sala Parrocchiale di Voltago dalle ore 15.30
I genitori sono gentilmente pregati di portare "valch de bon" (qualcosa di buono)
Vi aspettiamo non mancate!!!!
CIASPOLATA DEL GARDELON
Pubblicato da
Luca Pollazzon
Passeggiata con le Ciaspole da Forcella Aurine
al Parco Laghetti giorno 17/02/2013
- Ritrovo ore 08.00
- Partenza ore 09.00
- Arrivo presso Parco Laghetti ore 12.00/13.00 con pasta party
- Ritorno in pulmino fino alla partenza
- Fine giornata con DJ e Brunch offerto dal Bar Forcella Aurine
COSTO € 12.00
Sono gradite le prenotazioni tel. 388.8061640
* Possibilità di pernottare presso il Bivacco del Parco Laghetti al costo di soli € 5.00
lunedì 21 gennaio 2013
L'ODOR DE LA SCORZA...
Pubblicato da
Luca Pollazzon
di Cherubino Miana
...a nove anni suo padre una sera glielo disse in modo burbero: lunedì si parte per la Francia,con tuo fratello Modesto, siamo in tanti Agordini che ci guadagniamo il pane facendo sedie. Lui non rispose, un ragazzo di nove anni aveva appena finito la terza elementare, pensava a tutto fuorchè alla Francia,solitamente il pomeriggio lo passava nei prati comunali a pascolare pecore e vacche preparando trappole per tordi e pettirossi, la Francia, ma dove era la Francia?
domenica 13 gennaio 2013
EL BUS DE LE NEOLE
Pubblicato da
Luca Pollazzon
di Agostini Vincenzo
Era successo che un’astronave dalla forma strampalata, simile a un meteorite dello spazio, avendo perso la rotta ed essendo capitata per caso nell’orbita terrestre, aveva vagato a lungo nella termosfera, nella mesosfera e infine nella stratosfera. Il suo capitano, orecchie lunghe e occhi fuori dalle orbite, concentrato sulla plancia di comando, aveva cercato invano il posto adatto per un atterraggio di emergenza.
venerdì 11 gennaio 2013
VIDEO - TRAMONTI DA RIVAMONTE AGORDINO
Pubblicato da
Luca Pollazzon
Video di Giuliano Laveder
Buona visione!
Buona visione!
mercoledì 9 gennaio 2013
IN RIFUGIO...
Pubblicato da
Luca Pollazzon
IL PELMO DELL'UNESCO
Pubblicato da
Luca Pollazzon
di Vincenzo Agostini
Un giorno il Pore decise di andare dal Pelmo a protestare. La misura era diventata colma da quando gli avevano riferito che era stato escluso, quasi all’ultimo minuto, dalle Dolomiti Patrimonio Mondiale dell'Umanità. Era stato trattato come una cima di seconda categoria e non poteva di certo mandarla giù. Siccome il Pelmo, peraltro, gli incuteva paura, il Pore chiese al Col di Lana e ai Migogn di accompagnarlo. Questi, essendo nella medesima situazione, dissero volentieri di sì.
Cammina cammina, quando arrivarono in cima ai ghiaioni, nel punto esatto dove parte la Simon-Rossi, bussarono alla porta del Caregòn del Padreterno. Il Pelmo, nella sua grande possanza, fece uno sbadiglio e allargò le braccia fino a lambire il Becco di Mezzodì e la Civetta.
Io non posso farci niente, bofonchiò dopo aver ascoltato le proteste del Pore, queste sono decisioni che dipendono dall’Unesco!
Figurati, replicò il Pore con energia, sei tu il caporione di tutto questo andazzo! É colpa tua se hanno preso in considerazione soltanto le cime spettacolarmente verticali e pallide, quelle che presentano una varietà di forme scultoree straordinaria a livello mondiale. Ehi, non sto scherzando, sto leggendo qui, aggiunse il Pore sbattendogli al Pelmo le carte in faccia. Qui c'è scritto che sei addirittura di importanza internazionale per le scienze della terra! Scusami, non è che potevi accontentarti?
Il Pelmo era diventato tutto rosso.
E' anche una questione di uguaglianza, aggiunse il Col di Lana inviperito. Se poi considerassero la storia...
Tieni anche conto che i turisti vengono quassù per guardarti meglio, dissero i Migogn, saputelli. Perché se è vero che siamo in montagna, è anche vero che siamo tutti sulla stessa barca!
Il Pelmo, non sapendo cosa rispondere, chiese argomenti di difesa alla Civetta la quale aveva però la testa fra le nuvole. Diede un urlo alla Marmolada, ma la Regina, noblesse oblige, aveva ancora le finestre di Serauta chiuse.
Allora, con le mani che gli tremavano dalla rabbia, il Pelmo estrasse dalla tasca di Forca Rossa il cellulare e fece il numero della Fondazione Unesco. Non rispose nessuno. Fece il numero un'altra volta: ancora niente, ancora nessuno, ancora silenzio.
Spense dunque il cellulare e disse al Pore, al Col di Lana e ai Migogn di avvicinarsi fino alla Sfesùra.
Cazzate, cazzate, cazzate, disse il Caregòn del Padreterno con una voce altisonante che sapeva di tuoni e di lampi. Qui nessuno è patrimonio di nessuno! Io, noi, voi, le Dolomiti, quelle pallide come quelle altre, anche quelle verdi, possediamo questi luoghi da milioni di anni e non saranno di certo un paio di generazioni di umani a cambiare l'ordine generale delle cose. Questi umani: i soliti presuntuosi! Fra l'altro, aggiunse scandendo bene le parole, sono uomini che quando guardano lontano, dentro i secoli, vedono soltanto la punta del loro naso. Vero è il contrario, invece: che sono gli umani il nostro patrimonio, che tocca a noi di proteggerli. Abbiate dunque la pazienza delle montagne e non quella degli uomini e, soprattutto, non lasciatevi prendere dal panico: vedrete che fra qualche anno di questo riconoscimento resterà meno di un filo di vento.
Così dicendo, il Pelmo alitò sulla Val Zoldana da una crepa spalancatasi di recente sopra la Dambra.
Il Pore, il Col di Lana e i Migogn furono molto soddisfatti della risposta. Sembrò loro che il Pelmo avesse messo gli argomenti a posto, soprattutto che li avesse messi nella giusta prospettiva. Convennero dunque che ne avrebbero fatto tesoro. Piacque anche quell'alito di vento che aveva fatto stormire i baranci come un ordine regale e definitivo.
Il Pore, il Col di Lana e i Migogn se ne tornarono a casa felici e contenti, sotto un sole che sbirciava le nuvole del pomeriggio, rincorrendosi come bambini sulle praterie di Mondevàl.
venerdì 4 gennaio 2013
VIDEO - CIASPOI 2012 by Dario Ganz
Pubblicato da
Luca Pollazzon
Grazie ai fratelli Ganz, per questo video DoloMitico sulla Ciaspòi 2012
Buona visione!!
Buona visione!!
sabato 29 dicembre 2012
UN DIGOMANER CON NAPOLEONE
Pubblicato da
Luca Pollazzon
200 anni fa un Digomanèr “Soldato per cambio” in Russia con Napoleone
Di Luigi Rivis
Premessa
Nell’estate del 1812, proprio 200 anni fa, Napoleone invadeva la Russia con un esercito composto, oltre che da francesi, anche da militari di altre nazioni, fra cui dei veneti, costretti ad arruolarsi perché in quel periodo il Veneto era sotto la dominazione francese e faceva parte del Regno Italico. Fra gli Agordini che parteciparono a quella disastrosa campagna militare c’era Santo Costantino Digoman, nato a Digomàn, che all’epoca aveva 22 anni e risulta essere uno dei pochi che fecero ritorno dalla Russia.
È stato possibile ricostruire questa parte della sua vita, basandosi su documenti conservati nella canonica di Voltago e da notizie che si trovano nel volume VI della “Storia dell’Agordino” di don Ferdinando Tamis.
Il servizio militare
Digoman Santo Costantino, figlio di Giuseppe e di Maddalena Schena, era nato il primo novembre 1790. Penultimo di 5 figli, rimarrà orfano a due anni del padre, morto in circostanze tragiche perché pugnalato ad Agordo.
I parroci, che allora erano i depositari dei registri anagrafici, predisponevano gli elenchi dei giovani in età militare, quelli che noi oggi chiameremmo i coscritti. Nella brutta copia di uno di questi elenchi, reativa ai nati nel 1790 nella parrocchia di Voltago, troviamo al n. 11 il nome di Santo Costantino, e c’è anche la conferma sulla morte del padre Giuseppe, con la menzione “Ucciso sotto Agordo”. Ma troviamo anche un’altra importante annotazione: “In servizio militare per cambio”.
La dizione “per cambio” sta a significare quella che a quei tempi era una pratica comune in alcuni eserciti europei dove non esisteva la coscrizione obbligatoria, bensì il reclutamento a sorteggio. Era anche invalso l’uso che il sorteggiato potesse farsi sostituire da altra persona “per cambio”, riconoscendogli una somma di denaro per il servizio prestato al suo posto. E questo è quello che fece Santo Digoman, spinto probabilmente dalle necessità di una vita grama.
Scrive don Tamis "La leva in massa fu eseguita specialmente nell’autunno del 1811, e molti giovani delle nostre vallate furono chiamati a formare parte del colossale esercito [..] che potrebbe far pensare che gli "arruolati Agordini
per la campagna di Russia fossero 200 circa,
e forse anche più"
L’invasione della Russia nell’estate del 1812, e la successiva ritirata nell’inverno, fu terribile anche per gli 80.000 italiani, che vi parteciparono al comando del vicerè Eugenio. I circa 20.000 militari italiani che sopravvissero a quel terribile inverno, nella primavera del 1813 erano stanziati in Germania.
Alla fine dell’estate, sempre al comando dei francesi, vennero inviati in Italia per combattere con- tro gli austriaci che avevano rioccupato il Veneto, ed ebbero con questi pure uno scontro a Bassano, prima di ripiegare verso la Lombardia. È da pensare che durante questi trasferimenti, che passavano anche in zone relativamente vicine al suo paese, Santo Costantino, stanco di combattere, abbia disertato dall’esercito.
Dopo la diserzione
Della diserzione di Santo Digoman fa fede un documento, rinvenuto sempre nell’archivio parrocchiale di Voltago: è la brutta copia di una petizione, scritta in due versioni dal parroco dell’epoca, don Pietro Vitali, e che doveva essere inviata alle nuove autorità austriache.
Mediando tra le due versioni, si può riportare il seguente testo.
Si tratta di un’istanza con la quale Santo Costantino voleva mettersi in buoni rapporti con i nuovi padroni austriaci, contro i quali aveva sì combattuto, però sotto le insegne francesi. Portava anche, a giustificazione, la necessità di dover provvedere a dei nipoti orfani di padre ed alla cognata, situazione aggravata dalla concomitante assenza di due fratelli all’armata. Con quale armata non lo sappiamo, forse anche loro furono chiamati a formare il colossale esercito che marciò su Mosca, e ancora non avevano dato loro notizie perché probabilmente deceduti. Come non abbiamo altre notizie sulla vita di Santo Costantino Digoman dopo il rientro a casa dal servizio militare, né come, dove e quanto visse in seguito.
Ci sia però consentito menzionare qui un episodio, che fa riferimento ai «patimenti inenarrabili» subiti dai soldati durante la ritirata dalla Russia, e che forse potrebbe riguardare da vicino Santo Costantino. Scrive ancora don Tamis:
«Tante volte da ragazzino sentii ripetere simili e più gravi episodi dai nipoti e pronipoti di quelli che parteciparono alla campagna di Russia, e negli occhi e nell’espressione del viso manifestavano i sentimenti di orrore di quelli che li avevano vissuti o raccontati.
Ma si narravano anche episodi di eroismo. Un ufficiale francese, di famiglia nobile e ricca, era stato salvato da un soldato agordino, che lo aveva portato sulle spalle giornate intere, lungo il deserto della steppa, non potendo camminare perché ammalato e ferito. Passarono gli anni e un giorno arrivò ad Agordo per trovare colui che era stato il suo salvatore. Ricordava benissimo il nome dei luoghi: Venezia, Belluno, Agordo, ma non ricordava il nome del suo benefattore.
Ripeteva solo: Digomé, Di- gomé. Intervenne mio bisnonno materno col dire: “Non esiste fra noi questo cognome Digomé, ma Digoman”. Oui, oui – rispose esclamando l’ufficiale francese – Digoman, Digoman. Fu facile rintracciarlo a Voltago, e si descriveva alla distanza di tanto tempo nella mia famiglia l’incontro commovente tra i due».
Chi ci dice che quel soldato che salvò l’ufficiale francese, non sia stato proprio il nostro Santo Costantino Digoman?
Digoman Santo Costantino, figlio di Giuseppe e di Maddalena Schena, era nato il primo novembre 1790. Penultimo di 5 figli, rimarrà orfano a due anni del padre, morto in circostanze tragiche perché pugnalato ad Agordo.
| Lista dei "coscritti" del 1790 della Parrocchia di Voltago Agordino |
La dizione “per cambio” sta a significare quella che a quei tempi era una pratica comune in alcuni eserciti europei dove non esisteva la coscrizione obbligatoria, bensì il reclutamento a sorteggio. Era anche invalso l’uso che il sorteggiato potesse farsi sostituire da altra persona “per cambio”, riconoscendogli una somma di denaro per il servizio prestato al suo posto. E questo è quello che fece Santo Digoman, spinto probabilmente dalle necessità di una vita grama.
L’invasione della Russia nell’estate del 1812, e la successiva ritirata nell’inverno, fu terribile anche per gli 80.000 italiani, che vi parteciparono al comando del vicerè Eugenio. I circa 20.000 militari italiani che sopravvissero a quel terribile inverno, nella primavera del 1813 erano stanziati in Germania.
Alla fine dell’estate, sempre al comando dei francesi, vennero inviati in Italia per combattere con- tro gli austriaci che avevano rioccupato il Veneto, ed ebbero con questi pure uno scontro a Bassano, prima di ripiegare verso la Lombardia. È da pensare che durante questi trasferimenti, che passavano anche in zone relativamente vicine al suo paese, Santo Costantino, stanco di combattere, abbia disertato dall’esercito.
Dopo la diserzione
Della diserzione di Santo Digoman fa fede un documento, rinvenuto sempre nell’archivio parrocchiale di Voltago: è la brutta copia di una petizione, scritta in due versioni dal parroco dell’epoca, don Pietro Vitali, e che doveva essere inviata alle nuove autorità austriache.
Mediando tra le due versioni, si può riportare il seguente testo.
"Certifico io sottoscritto con
mio giuramento
[..] Santo del fu Giuseppe
Digoman e
di Maddalena Schena,
nato
nella Villa di Digoman, frazione
di Voltago, avente due
fratelli e questi
all’armata,
dopo ch’ebbe disertato si restituì alla patria il 22 maggio 1814. Fu sempre
applicato al lavoro
delle minerali fucine
(Val Imperina
n.d.r.) con assiduità e
buona condotta avendo cura di tre tenerissimi figliolini di un suo
defunto fratello
e cognata miserabilissimi, mantenerli colle proprie
fatiche con
intenzione, come si dice, di qui stabilirsi di nuovo nel suddetto natio villaggio di Digoman
per tener seco ed aver
maggior cura di tre nipotini e cognata onde avessero protezione e sostentamento. In
fede."
Forse è stato un eroe
Ci sia però consentito menzionare qui un episodio, che fa riferimento ai «patimenti inenarrabili» subiti dai soldati durante la ritirata dalla Russia, e che forse potrebbe riguardare da vicino Santo Costantino. Scrive ancora don Tamis:
«Tante volte da ragazzino sentii ripetere simili e più gravi episodi dai nipoti e pronipoti di quelli che parteciparono alla campagna di Russia, e negli occhi e nell’espressione del viso manifestavano i sentimenti di orrore di quelli che li avevano vissuti o raccontati.
Ma si narravano anche episodi di eroismo. Un ufficiale francese, di famiglia nobile e ricca, era stato salvato da un soldato agordino, che lo aveva portato sulle spalle giornate intere, lungo il deserto della steppa, non potendo camminare perché ammalato e ferito. Passarono gli anni e un giorno arrivò ad Agordo per trovare colui che era stato il suo salvatore. Ricordava benissimo il nome dei luoghi: Venezia, Belluno, Agordo, ma non ricordava il nome del suo benefattore.
Ripeteva solo: Digomé, Di- gomé. Intervenne mio bisnonno materno col dire: “Non esiste fra noi questo cognome Digomé, ma Digoman”. Oui, oui – rispose esclamando l’ufficiale francese – Digoman, Digoman. Fu facile rintracciarlo a Voltago, e si descriveva alla distanza di tanto tempo nella mia famiglia l’incontro commovente tra i due».
Chi ci dice che quel soldato che salvò l’ufficiale francese, non sia stato proprio il nostro Santo Costantino Digoman?
Tratto dal Bollettino Parrocchiale
"Sot L'Agner" - dicembre 2012, per gentile concessione dell'autore Luigi Rivis.
domenica 23 dicembre 2012
IL PRESEPIO DI VOLTAGO AGORDINO
Pubblicato da
Luca Pollazzon
martedì 18 dicembre 2012
RIVA NADAL - 23/12/2012
Pubblicato da
Luca Pollazzon
Le associazioni del comune di Rivamonte Agordino (BL) organizzano
RIVA NADAL
DOMENICA 23/ 12/2012 DALLE ORE 10.00
LUNGO LA VIA DEL CENTRO STORICO DI RIVAMONTE AGORDINO
Durante la giornata:
- Passaggio di Babbo Natale con il suo asinello
- Intrattenimento musicale con "I TIRATAIE"
- Chioschi con panini, dolci, bibite calde.
- Percorso Artistico "Presepi in Strada"
- Dalle ore 10.00 la Scòta al caselo di Villagrande
- Dalle 10.30 alle 12.30 e dalle 13.30 alle 15.30 laboratorio artistico per grandi e piccini
" IL COLORE DELL'EMOZIONE"
- Dalle 17.00 canti del coro dei Bocè
PARTECIPAZIONE STRAORDINARIA DEGLI ZAMPOGNARI
La manifestazione si svolge in collaborazione con:
Panificio Orzetti, Alimetari Bepi Bosol, Bar - Tabaccheria Mottes, Salone Raffaella,
Bar - Trattoria Al Molin dove a mezzogiorno e alla sera sarà possibile consumare il piatto "Riva Nadal" e altre prelibate pietanze.
info: rivandal@gmail.com
L'evento è anche su facebook
Cliccare QUI per visualizzare il percorso più veloce per raggiungere Rivamonte Agordino... basta inserire la località da dove partire nella parte sinistra della pagina..
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| Il volantino della manifestazione |
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